GIUGNO 2013 N.32

UNA SETTIMANA A MURCIA di Claudia D’amore ’95

In CULTURA, MONDO on 29 giugno 2013 at 05:33

Quest’anno sono in quarta liceo e il tempo passa troppo veloce!  I miei anni di scuola sono quasi finiti e la tanto temuta maturità è dietro l’angolo. Pensando a tutto quello che in questi quattro anni mi è successo e alle tante esperienze vissute, arrivo immancabilmente a pensare ai miei scambi. L’anno scorso sono stata in Francia, era il mio primo scambio, la prima volta che dovevo adattarmi alla vita di qualcun altro. L’ultimo è stato in Spagna, e a pochi giorni dal rientro mi rendo conto che anche quest’anno sta passando, più veloce che mai. Lo scambio è già a metà, abbiamo già superato l’attesa di sapere chi sarebbe stato il nostro corrispondente, l’attesa di ricevere una mail di risposta. Abbiamo superato i primi imbarazzi, le prime angosce, quelle di quando sei in pullman, che cominci ad agitarti e a chiederti se  tutto andrà bene, e dieci minuti dopo ti trovi nel panico, ti senti sola anche se sei in macchina con la tua famiglia spagnola. Devi rispondere alle mille domande, cercare nella tua memoria tutte le parole per comporre una risposta con un senso logico e pensare al tempo verbale che deve essere usato. La risposta è come sempre: farfugliata, confusa e assolutamente illogica. Poi però rifletti, ti calmi, cominci a ragionare, a parlare, e a fine settimana non ti spieghi nemmeno come tu possa essere riuscita a sopravvivere e ricevere persino i complimenti per il tuo spagnolo.

Murcia si trova nel sud della Spagna, ci sono venti gradi in gennaio, cosa che naturalmente non ha giovato alla mia tristezza post-Spagna, dato che a Bologna c’erano due gradi con tanto di fitta nebbia. La bellezza di uno scambio sta inoltre nella possibilità di conoscere nuove culture e imparare a convivere con le diversità dell’altro. Quest’anno, diversamente dall’anno scorso, abbiamo conosciuto due  realtà diverse: quella spagnola e quella slovena. Il bello è proprio nel vedere come persone di culture diverse, che provengono da realtà opposte, riescano a convivere e comunicare. Questo contrasto, che sfocia in pacifica convivenza, è rappresentato alla perfezione dalla presenza di un’opera architettonica araba come l’Alhambra, nel centro di una città come Granada. L’Alhambra, un complesso di architetture arabe che domina la città dai tratti tipicamente occidentali, rappresenta infatti una perfetta commistione tra due stili diversi, tra due culture opposte; un posto suggestivo e molto particolare da visitare almeno una volta nella vita. Murcia mi è piaciuta davvero molto, e ancor più mi è piaciuto lo stile di vita dei miei corrispondenti. La loro vita mi è sembrata  più tranquilla della mia, come se tutto venisse preso con più calma, come se il tempo durasse di più. La mia corrispondente è stata molto carina e disponibile, ci siamo trovate subito in sintonia e la settimana è andata molto bene grazie anche alla mia famiglia spagnola che è stata altrettanto accogliente e aperta e mi ha accolta come una figlia. Soprattutto siamo riuscite a capirci, a parlare come fossimo amiche da tempo, raccontarci l’un l’altra i nostri problemi e i nostri pensieri . La cosa più bella dello scambio secondo me è proprio quella di dover riuscire a comunicare con le persone che ti stanno intorno, che oltre a doverti adattare alla vita dei tuoi corrispondenti devi riuscire a parlare con loro, con le loro famiglie. E se non sai bene la lingua devi trovare un modo per farti capire, per riuscire a dire quello che vuoi dire. Quest’anno in particolare è stato ancora più difficile perché i nostri corrispondenti non studiavano l’italiano, a differenza dell’anno scorso, quindi, o trovavi il modo di dire quello che volevi in spagnolo o in inglese oppure non lo dicevi. Lo scambio non serve però solo a imparare bene una lingua, lo scambio serve a conoscere un’altra cultura, a imparare come vivere in un paese che potrebbe diventare quello in cui sceglierai di vivere. La spontaneità prende quindi il posto della razionalità, e lo scambio di contenuti e di ciò che si vuole trasmettere, insieme alla gioia di comunicare, prendono il sopravvento sulla forma e sull’ansia dell’errore, ed è davvero questa la cosa più bella di uno scambio.

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LA MUSICA E IL CANTO NELLO SWING E NEL JAZZ di Andrea Capizzani ’94

In MUSICA on 29 giugno 2013 at 05:20

Ritengo la musica un elemento condivisibile da tutti noi. La sua essenza può identificarsi come quell’ appiglio a cui ciascuno vi si può aggrappare trovandosi in difficoltà, oppure come quella meta che se raggiunta ci renderà più liberi, se condivisa più uniti. Quindi inizierei coll’esporre una mia opinione, ovvero se avessi il consenso, comincerei col renderla una materia comune proprio a partire dalle nostre scuole di periferia, magari incitando i bambini delle elementari o delle medie ad interessarsi e studiare questa materia anche in orari extrascolastici, nei quali ogni ragazzo oltre alla possibilità di sfogarsi potrebbe esercitarsi così da sviluppare un proprio senso critico a riguardo. Questa materia, come ben sapete, prevede numerose e differenziate ramificazioni di generi. Vorrei descriverne brevemente uno tra i più fondamentali, il mio preferito ovvero il jazz, in particolar modo connesso allo swing, dal quale trarrò una breve definizione più avanti. Questo è un genere musicale di origine statunitense, frutto di una confluenza di tradizioni musicali africane ed europee, nato nei primi anni del XX secolo nelle comunità afroamericane del sud degli Stati Uniti. Il titolo di “padre del jazz” è stato attribuito a Buddy Bolden, un musicista di New Orleans che nel 1904 diede il via alle danze con il “jass” successivamente conosciuto come Jazz. Sviluppa tra le sue principali caratteristiche il ritmo swing , ossia un ritmo dondolante che coll’avanzare del tempo ha poi visto la nascita di un altro termine indicante la stessa modalità, semplicemente ancora un po’ più accentuata, chiamata shuffle. Questo portamento viene coniato dai jazzisti quale definizione dell’avere personalità, formalità, espressività e cosa più importante capacità comunicativa, tanto che secondo il proprio format chi non ne è dotato ha un grandissimo difetto. La medesima caratteristica viene emulata dagli stessi cantanti, tra i quali ricordo Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Louis Armstrong e più recentemente Michael Bublè. Quelli citati precedentemente rientrano nel mio ideale di cantante professionista. Infatti mi è bastato un breve ascolto per comprenderne la grandezza e la bellezza.E così dal momento in cui ho cominciato a cantare mi seguono in ogni nota ed esibizione.

NON SEI SOLA di Anna Brighetti ’88

In ATTUALITA' on 29 giugno 2013 at 05:15

La tratta degli esseri viventi, declinata nel fenomeno della prostituzione, viene prontamente ignorata e affrontata solo attraverso numeri. Questa per lo meno è la tendenza generale. I numeri che si sentono spesso in giro sono: 60.000 persone in Italia sono prostitute, la metà è italiana; il giro di affari si aggira intorno agli otto miliardi di euro l’anno; un uomo su dieci una volta nella sua vita ha rapporti a pagamento. Queste cifre messe così, raccolte con chissà quale criterio, non dicono molto. Capita allora che del termine prostituta utilizzato sempre, comunque e dovunque se ne disperda il significato più pieno e la sua complessità. Ultimo episodio eclatante: Giuliano Ferrara, criticando una sentenza giuridica di primo grado dell’ex premier, col rossetto brillantinato sulle labbra, rilascia un videoclip e afferma: “siamo tutte puttane”. Mi rendo conto allora che io e il giornalista Ferrara abbiamo due idee diverse. Ovviamente afferro il concetto, l’interpretazione, la strumentalizzazione del suo pensiero e la cornice del dibattito in cui bisogna inserire l’affermazione; ma se questi sono i riferimenti dell’opinione pubblica allora mi sento di dover dire qualcosina anch’io. Io, il fenomeno della prostituzione lo inserisco all’interno della cornice della Tratta degli Esseri Umani, in gestione alla Criminalità organizzata. Ci sono di sicuro delle eccezioni all’interno di un fenomeno così complesso, ma in generale io inscrivo la prostituzione in questa cornice. Non sei Sola, è il progetto dell’Albero di Cirene, a cui partecipo, che cerca di creare un dialogo (e quindi una relazione di fiducia , di sostegno e di aiuto) con le ragazze di strada. Si articola in sensibilizzazione, animazione, unità di strada, colloqui con le ragazze e casa Magdala ( casa di seconda accoglienza). Non ci sono per me quindi grandi numeri, articoli di giornali o invettive politiche; per me ci sono Ragazze che, una volta alla settimana, abbiamo il “lusso” di incontrare. Il nome del progetto, “non sei sola” non è pretenzioso: non promette o propone nulla di impossibile e di irraggiungibile. Ci si incontra e ci si ricorda che “Non sei Sola”. Questo è il midollo spinale dell’incontro; è la linea che Oreste Benzi ha voluto dare al progetto. Dietro le paure, le fatiche della storia di vita delle ragazze, le lacerazioni, le diffidenze, gli orrori e le ferite più profonde, per noi è importante ricordarti: Non Sei Sola. Sono ormai tre anni che per me, Via Rigosa e Viale Togliatti sono e significano Ragazze, Umanità e Casa. E’ in virtù di questo affetto che mi preme sottolineare un paio di punti: – Per chi passa spesso per via Rigosa e Togliatti sarà una normalità vedere ragazze sul ciglio della strada a tutte le ore della giornata e della notte, MA non è ASSOLUTAMENTE NORMALE! In queste strade c’è un’altissima concentrazione di ragazze. Davvero. La “disperata” fortuna per queste strade è la posizione strategica: vicina ma non troppo ai centri abitati, alla tangenziale, all’autostrada e all’aeroporto. Il fatto che non ci impressioni più nulla, tantomeno che ci siano così tante donne in strada, è un’anomalia. – E’ avvilente, per non dire maleducato, pensare “ Sì…ma a loro piace, è una loro scelta…” E’ una frase che serba in sè un’ingannatrice generalizzazione. In strada non ci si può permettere di generalizzare. C’è veramente un mondo di diversità…Di nazionalità, personalità, esigenze e bisogni. – Come ricorda Don Mario Zacchini, “non parlate di prostitute ma di donne prostitute. Non c’è dietro il piacere, ma è la disperazione e l’inganno. Ricordiamoci quando passiamo per queste strade che ci sono persone. Indossano spesso vestiti succinti e appariscenti, ma sono prima di tutto persone.”

Se posso permettermi, consiglio il libro “Le ragazze di Benin City” e “500 storie vere” di Isoke Aikpitanyi.