GIUGNO 2013 N.32

LA MUSICA E IL CANTO NELLO SWING E NEL JAZZ di Andrea Capizzani ’94

In MUSICA on 29 giugno 2013 at 05:20

Ritengo la musica un elemento condivisibile da tutti noi. La sua essenza può identificarsi come quell’ appiglio a cui ciascuno vi si può aggrappare trovandosi in difficoltà, oppure come quella meta che se raggiunta ci renderà più liberi, se condivisa più uniti. Quindi inizierei coll’esporre una mia opinione, ovvero se avessi il consenso, comincerei col renderla una materia comune proprio a partire dalle nostre scuole di periferia, magari incitando i bambini delle elementari o delle medie ad interessarsi e studiare questa materia anche in orari extrascolastici, nei quali ogni ragazzo oltre alla possibilità di sfogarsi potrebbe esercitarsi così da sviluppare un proprio senso critico a riguardo. Questa materia, come ben sapete, prevede numerose e differenziate ramificazioni di generi. Vorrei descriverne brevemente uno tra i più fondamentali, il mio preferito ovvero il jazz, in particolar modo connesso allo swing, dal quale trarrò una breve definizione più avanti. Questo è un genere musicale di origine statunitense, frutto di una confluenza di tradizioni musicali africane ed europee, nato nei primi anni del XX secolo nelle comunità afroamericane del sud degli Stati Uniti. Il titolo di “padre del jazz” è stato attribuito a Buddy Bolden, un musicista di New Orleans che nel 1904 diede il via alle danze con il “jass” successivamente conosciuto come Jazz. Sviluppa tra le sue principali caratteristiche il ritmo swing , ossia un ritmo dondolante che coll’avanzare del tempo ha poi visto la nascita di un altro termine indicante la stessa modalità, semplicemente ancora un po’ più accentuata, chiamata shuffle. Questo portamento viene coniato dai jazzisti quale definizione dell’avere personalità, formalità, espressività e cosa più importante capacità comunicativa, tanto che secondo il proprio format chi non ne è dotato ha un grandissimo difetto. La medesima caratteristica viene emulata dagli stessi cantanti, tra i quali ricordo Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Louis Armstrong e più recentemente Michael Bublè. Quelli citati precedentemente rientrano nel mio ideale di cantante professionista. Infatti mi è bastato un breve ascolto per comprenderne la grandezza e la bellezza.E così dal momento in cui ho cominciato a cantare mi seguono in ogni nota ed esibizione.

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  1. Quoto totalmente l’auspicio di un incentivo allo studio della “materia- musica”: le scuole musicali, che si stanno diffondendo, e la cultura, sempre più favorita da media e social, dovrebbero fare il resto.

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