GIUGNO 2013 N.32

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UN QUADRILOCALE PER DIECI di Lorenzo Tamberi’ 95

In CURIOSITA' on 29 giugno 2013 at 05:10

In queste prime settimane di una tanto agognata vacanza, posso dire di aver sperimentato, per la prima volta, la difficoltà di una convivenza , sebbene scelta e a lungo desiderata, con nove tra i miei migliori amici, in un quadrilocale. Tutti sappiamo che un’esperienza di questo genere , si pensi ai campi e alle varie iniziative alle quali la comunità ci ha abituato, è sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone, cosa che non va assolutamente sottovalutata nell’organizzazione di una vacanza simile. Il problema principale che il nostro gruppo ha dovuto affrontare è stato quello del cibo: devo ammettere che il fatto mi ha sorpreso. Non avevamo infatti messo in conto quanta fame possa avere un diciottenne maschio dopo una giornata di sole, mare e giochi in acqua. Si era deciso prima della partenza di portare per la spesa comune e per compere varie ed eventuali una somma di circa centoventi/ cinquanta euro; dopo una settimana abbiamo calcolato che, per sfamarci tutti a sazietà, ne avremmo dovuti portare almeno duecento. Ovviamente, non potendo ignorare le difficoltà economiche di molti, ci siamo dovuti arrangiare con quello che avevamo, giungendo però a frequenti discussioni e litigi. Tuttavia ritengo che il problema principale stia nella difficilissima capacità di adattamento e di responsabilità nella suddivisione dei compiti. Una parte di noi, non essendo mai stata in vacanza  senza genitori e non avendo mai dovuto affrontare difficoltà logistiche, come ad esempio stabilire e rispettare le porzioni di cibo a testa e l’obbligo di aiutare, avrebbe dovuto sforzarsi nella comprensione reciproca e nell’adattamento. Come penso sia naturale in ogni gruppo, qualcuno lavorava e qualcuno si limitava a lamentarsi, senza offrir il ben che minimo aiuto: si è giunti infine ad una situazione di “persone in vacanza” e “servi delle persone in vacanza”. Con questo non intendo dire che non ci sia stato un bel clima e che la convivenza sia stata così traumatica. Ho però notato che vi è una generale tendenza se non all’egoismo, quanto meno all’ incapacità di notare le problematiche del gruppo. E per problematiche intendo un disordine perenne e abbondante, soprattutto in cucina e in bagno, una continua svogliatezza di alcuni nell’assumersi qualsiasi tipo di compito, come sparecchiare la tavola, cucinare, lavare i piatti, pulire ecc. Non che queste siano mancanze estremamente gravi, ma alla lunga certi atteggiamenti, insieme ad una fastidiosa faccia tosta, hanno in parte compromesso il sereno trascorrere della settimana. L’esperienza è stata contemporaneamente divertentissima e molto educativa. Mi sono ritrovato per la prima volta nei panni dei miei genitori, a dover far da balia spesso e mal volentieri a “bambini” di diciott’anni.