GIUGNO 2013 N.32

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UNA GIORNATA PARTICOLARE di Lucia Lorenzini ’91

In POLITICA on 10 marzo 2013 at 05:13

elezioni-amministrative-2012-commenti-e-dichiarazioni-sull-affluenza-alle-urne

Dopo un mese di campagna elettorale, interviste, slogan, urla ecc… è arrivato finalmente il giorno delle elezioni . In questo giorno solitamente (anche se ho votato poche volte) sono di buonumore, mi piace seguire una certa ritualità. Sveglia, colazione con gli “amici di strada”, messa, poi mi ritrovo con le mie amiche e ci si dirige tutte insieme verso il seggio. 17_FILLES_photo8_copyright_Archipel35webVarcare i cancelli, rientrare nella vecchia scuola in cui abbiamo frequentato le elementari, riconoscere i muri tappezzati di disegni, alternati dai cartelloni dei partiti. Dentro si incontrano i vicini di casa, gente che non vedi da molto tempo, persone di età diverse che qui si ritrovano con un po’ di sorpresa e si salutano con gentilezza , si chiacchiera e si ride. In questo giorno mi sento molto “italiana”: è viva in me l’idea di far parte, per un giorno, di qualcosa che riguarda tutti e a cui ciascuno da il suo contributo . 4b6a3045-ce18-4e26-990d-27f5ae9d04e0_500Nell’aria sento una strana sensazione, come dice Gaber “come un esame di cui non senti la paura ma una leggera eccitazione”. Questa volta, le elezioni assumevano per me un’importanza maggiore (prima avevo votato solo per referendum e sindaco…) e perciò sentivo ancor di più di fare una cosa seria e bella, mentre aspettavo il mio turno con il documento in mano. Mi chiamano, scambio di battute cordiali e simpatiche con quelli del seggio, matita n. 2 e scheda. La scheda me la rigiro più elezioni-voto-17volte tra le mani, la studio attentamente e poi con calma ed estrema precisone (per paura di sbagliare) traccio la croce sul simbolo. L’ultimo step è la chiusura della scheda che si comporta come i bugiardini dei farmaci che, una volta aperti, non si richiudono mai come erano in origine. Fatto il proprio dovere si rientra a casa per un pranzo domenicale immerso nella curiosità dell’esito finale, nella certezza di aver fatto il necessario/possibile/ proprio dovere e nella speranza che questo basti. Come sono finite?? Le elezioni durano un giorno, ma è illusoria, e, alla prova dei fatti, dolorosa, l’idea che tutto possa cambiare per miracolo in un solo giorno. Amerigo Ormea, lo scrutatore del vecchio racconto di Italo Calvino, alla fine della sua giornata di lavoro al seggio, “aveva imparato che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate, e non c’è da aspettarseli da un giorno all’altro, come per un giro di fortuna”. Anche se l’esito non è quello che si sperava, bisogna superare la sfiducia, la rabbia e la delusione che ci assalgono in un primo momento, ed uscire da questa esperienza con la consapevolezza che in politica contano due principi: non farsi troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire.

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