GIUGNO 2013 N.32

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UNA PICCOLA PROVOCAZIONE di Rachele Fassari ’86

In OPINIONE, POLITICA on 3 aprile 2011 at 02:38

Avevo scritto un articolo. Gli ultimi avvenimenti accaduti e che continuano ad accadere nel mondo però, mi hanno coinvolta emotivamente, intellettualmente e forse perfino spiritualmente. Dalla strage in giappone, tra terremoto, maremoto e disastro nucleare, ai tumulti del Magreb terminati con l’ultima folle idea di questa guerra, una guerra nuovamente in nome della democrazia. A tutto questo come si risponde? La prima cosa che mi ha messo un’enorme angoscia (anche perchè avevo un caro amico in viaggio di nozze proprio a Tokio) è che davvero la vita è imprevedibile. Ognuno di noi studia, lavora per arrivare a qualcosa, per guadagnare ciò che gli possa permettere di vivere, di avere una casa, di fare star bene le persone che ama. A volte con tanti sacrifici. Penso a tutti i migranti che vengono in Italia per cercare un “posto migliore”, alle badanti, disposte a fare un lavoro non invidiabile per accumulare una piccola ricchezza da reinvestire sui figli rimasti nei paesi nativi, a chi scappa per cercare rifugio da tirannie e ingiustizie. Ma anche a ciascuno di noi. A me stessa: ogni mattina mi alzo come tutti per andare al lavoro, per poter mangiare, riscaldarmi, avere e mantenere una casa, per vivere in serenità con la mia famiglia attuale e futura. Pensavo ad una qualsiasi di quelle persone che in Giappone si sono svegliate la mattina del 14 marzo scorso per andare al lavoro, a scuola, dal medico. E che improvvisamente nella migliore delle ipotesi si è ritrovata senza niente. Tutto quello per cui aveva lottato, vissuto e amato… sparito, scomparso, cancellato. Cosa resta a queste persone? E’ questa la domanda che mi ha martellato nella testa per diversi giorni. Se un giorno mi svegliassi e improvvisamente quello che ho, le persone che amo, i luoghi in cui vivo, insomma quella che per tutti è la “vita normale” sparisse??? Cosa resterebbe di me stessa? Per chi o per cosa sto vivendo? I giapponesi hanno dimostrato una grande educazione. Una grande capacità di non perdere la lucidità in una situazione in cui la disperazione sarebbe stata la più probabile delle reazioni. E’ stato sconvolgente, almeno per me, e allo stesso tempo estremamente illuminante. Non ho risposte alle domande che pongo o per lo meno ho le mie e tali resteranno. La mia vuole essere solo una piccola provocazione per portare a riflettere sul nostro correre, su come spendiamo il nostro tempo e sul perchè, sul modo in cui amiamo e infine sulla risposta alla fatidica domanda che dall’albore dei tempi l’uomo si è posto, ma che, nella frenesia delle nostre vite, rischiamo di perdere di vista e che, inevitabilmente, questi avvenimenti fanno irrompere nuovamente nelle nostre menti e nei nostri cuori. “Chi sono?”. Vi lascio con una bellissima citazione di Tiziano Terzani e con un video di una bambina che nel 1992 fece zittire per qualche minuto il mondo intero.

“La storia di questo viaggio non è la riprova che non c’è medicina contro certi malanni e che tutto quel che ho fatto a cercarla non è servito a nulla. Al contrario: tutto, compreso il malanno stesso, è servito a tantissimo. E’ così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi. Per il resto ognuno deve fare la strada da solo. Non ci sono scorciatoie che posso indicare. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola, quell’ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli. Io provo.” (Tiziano Terzani)

 

 

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