GIUGNO 2013 N.32

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BUONA FORTUNA, MUHAMMAD di Alice Zamagni’86

In POLITICA on 2 ottobre 2010 at 23:34

L’integrazione di chi arriva in Italia da un Paese straniero è una cosa seria.

Non si può continuare ad ignorarla soprattutto perchè il clima che si sta creando intorno a questa questione sembra porre continuamente nuovi ostacoli, nuovi problemi. Il tempo, anzichè migliorare la situazione e attutire i contrasti, li peggiora.

Perchè sta accadendo questo? Perchè il “problema” viene affrontato in modo superficiale, in modo televisivo, anche da parte della politica.

Si parla all’infinito, fino all’esaurimento, del caso singolo, dell’evento isolato, di un comportamento individuale sbagliato o, più di frequente, inopportuno, e si fa di una questione isolata un problema (questa volta senza virgolette, perchè se ne fa un PROBLEMA VERO) di “scontro tra civiltà”, di sostanziale incompatibilità.

La TV è al primo posto per quel che riguarda la strumentalizzazione degli avvenimenti di cronaca: ogni giorno, a turno su tutti i canali, vanno in onda trasmissioni dove si discute di burqua, di carne di maiale, di moschee. E in un modo che è tristemente sempre uguale: con ospiti scaltri, abituati a parlare per slogan e a citare luoghi comuni, senza una vera controparte. Non si fa contraddittorio, ci sono gli estremisti e quelli un pò meno estremisti, ma di base sono tutti dalla stessa parte.

Così, se lo spettatore, il cittadino, non ha abbastanza cultura, malizia, intelligenza per capire la trappola rimbecillente che ha di fronte si convince che pensare “possono star qui se lavorano, parlano italiano, non rompono i coglioni per pregare in moschea…Sennò a casa loro!” non è essere razzisti, anzi, “noi italiani siamo il popolo più accogliente del mondo”.

Peccato che, secondo il recente Dossier della Caritas-Migrantes, tra i più razzisti d’Europa ci siamo proprio noi.

Siamo talmente obnubilati dall’immagine distorta della TV che ci convinciamo che già di per sè “tollerare” chi non ha la nostra religione, non mangia il buonissimo suino padano, non parla l’italiano “bene” come noi, sia segno di grande apertura e rispetto.

Ormai penso abbiano vinto loro , quelli che manovrano il nostro modo di pensare, nello sviarci irreversibilmente da un concetto fondamentale:

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione […].”

Non ci sono “se” e “ma” nè “do ut des” in queste poche righe che dovrebbero essere il fondamento del nostro civilissimo ed evolutissimo mondo.

Chi, anche tra le persone più intelligenti e aperte, ha ancora la forza di sostenere con tutta la sua convinzione questa frase? Chi è capace di praticare questa uguaglianza, nelle parole e nei fatti?

Chi è che ancora pensa con la sua testa, senza farsi influenzare dall’idea che vogliono inculcarci?

E di tutto questo la politica è la grande complice, non possiamo fingere di non conoscere il grande ascendente che ha sulla comunicazione: nessun politico fa niente per mandare un messaggio diverso, per creare un clima di dialogo e collaborazione.

Anzichè occuparsi, come dovrebbe, dei 56 milioni di persone del nostro Paese, anche la politica sceglie di cavalcare i casi singoli, UN burqua, UNA madre che chiede di togliere il crocifisso, UN padre che propone l’educazione fisica separata. Ma di tutto il resto, di tutti gli altri, quando si parla?

Anzichè stanziare quattro spiccioli per insegnanti di sostegno in più che possano insegnare l’italiano ai bimbi stranieri (vogliamo forse colpevolizzarli, magari bocciarli, perchè “non nascono imparati”?? Parafrasando celebri italianissimi errori grammaticali), mettiamo un tetto del 30% di stranieri per ogni classe. E se si sfora? Si chiedono le deroghe, senza però alcuno strumento per gestirle.

Ed ecco che, per magia, il bimbo più sfortunato, che ha più di tutti gli altri bisogno di un aiuto, diventa il più odiato, il problema delle altre mamme perchè ritarda l’apprendimento dei loro intelligentissimi italianissimi figli.

Non voglio essere presa per una che non vede il “problema”, è esattamente il contrario: proprio perchè lo vedo, lo vivo, credo che una questione seria come è l’integrazione andrebbe affrontata altrettanto seriamente, partendo dalla scuola, dalle attività di mediazione culturale, dalle politiche abitative per evitare la formazione di “ghetti”, dalla costruzione di luoghi di culto dove mancano, dai servizi di assistenza per le donne straniere.

E invece stiamo lasciando, semi-inconsciamente, che ci trasformino in un gregge di pecore ammaestrate e spaventate dal diverso, infastidite dal diverso, diffidenti verso il diverso. Non lo vogliamo come vicino, come collega, come amico dei nostri figli…Al massimo come omino che pulisce le scale. Ma meglio ancora se se ne torna a casa sua, se lo rispediscono nel suo Paese, con la sua brutta faccia, i suoi brutti modi, la sua brutta lingua e la sua puzza.

E così rimbecilliti insegnamo ai nostri figli la paura, la diffidenza, lo stupido orgoglio italiano.

Non gli insegnamo niente, invece, che possa essergli utile per affrontare il futuro inevitabilmente multietnico che li aspetta, anzi glielo consegnamo già marcio, pieno d’odio, di tensione sociale, di muri e di simboli leghisti nelle scuole.

E buona fortuna.