GIUGNO 2013 N.32

Archive for marzo 2011|Monthly archive page

QUESTO SPAZIO E’ ANCHE MIO di Mara Piretti ’84

In ATTUALITA', POLITICA on 6 marzo 2011 at 03:16

Sembra strano ma uno dei temi più gettonati negli ultimi anni è il dibattito intorno al concetto di spazio pubblico. Ci sembra quasi illogico doverne parlare. Lo spazio pubblico, per sua stessa definizione, andrebbe prima di tutto vissuto, riempito e poi descritto. Oggi si assiste al contrario. Alle piazze, alle strade e ai parchi, una volta aperti a tutti, disponibili a tutte le ore, e per diverse attività – passaggio, incontro, gioco – si sono sostituite le grandi cattedrali del commercio. Caratterizzati dalla chiusura ai “diversi” (in nome della sicurezza), questi luoghi hanno l’obbligo implicito di ridurre l’interesse del frequentatore all’acquisto di merci. La spazio pubblico, luogo dell’integrazione, della varietà, della libertà d’accesso, è stato oggi sostituito dal grande centro commerciale, dall’ outlet. Tutti luoghi apparentemente aperti a tutti, dove invece ogni persona s’incontra non per essere cittadino ma cliente. Come gruppo di ragazzi che fanno parte di un’Associazione di Volontariato ci siamo chiesti cosa fare per uscire da questa situazione. È veramente possibile difendere e riconquistare uno spazio pubblico? Con quali mezzi? La nostra esperienza a Parco dei Pini e nel territorio di Borgo Panigale è partita dalla voglia di fare e sperimentare, partendo da un semplice messaggio: far festa. Abbiamo sperimentato, dal piccolo, come sia possibile riprendersi gli spazi semplicemente ri-vivendoli, ri-proponendo all’interno di questi luoghi le cose che siamo abituati a vivere in altri ambienti. Abbiamo cominciato dalla musica, dal vedere film, dal fermarci insieme ad amici a bere una birra. Occasioni, queste, che solitamente viviamo come “clienti” di locali , cinema ecc. Anche questi piccoli segni  hanno un grande significato nella nostra società. Anche questo “fare” è politica. Adottare uno spazio realmente pubblico, come Parco dei Pini e farlo riscoprire al territorio significa riprendersi una dimensione sociale che prima di tutto può essere vissuta come un diritto per tutti noi. Queste piccole prassi hanno di positivo che non hanno bisogno di strutture, enti, Associazioni per essere estese. Ogni persona può dare il proprio contributo semplicemente ri-proponendo un diverso modo di vivere. Da quanto non andiamo a fare un pic-nic nel parco? Da quando non ci prendiamo una chitarra e andiamo a suonare con amici nei pomeriggi estivi? E per stare insieme abbiamo sempre bisogno di andare a rifugiarci in un bar? Concludo con una frase che mi ronza sempre nella testa quando sono disillusa, scoraggiata e sfiduciata: «Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata» (M. Mead).

http://www.pienza.org/cacio/index.html