GIUGNO 2013 N.32

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AMICI DI STRADA: GIANNI

In AMICI DI STRADA on 9 febbraio 2013 at 00:38

Presentato da Filippo Mignani ’88

Gianni si presenta come un signore distinto. Non ha la barba lunga, non è trascurato. La sua storia è la storia di tanti, di un uomo che ha lavorato, si è sposato, ha avuto una bambina e ha scelto, dopo aver divorziato, di trasferirsi e rimanere distante, ma non troppo. Da Fanano si trasferisce a Bologna e qui si costruisce una nuova vita, trova una casa in affitto e lavoro in un negozio di arredamento in centro. Non ha mai chiuso i rapporti con la figlia, parla con tenerezza di lei e del suo bambino, e gli si illuminano gli occhi al pensiero del nipote. Undici anni fa, Gianni s’innamora. Lei è una signora ucraina, e la cosa più importante è che ha il potere di farlo sentire bene. Vivono insieme, Gianni si sente di nuovo felice. Purtroppo però, l’anno successivo, nel 2002, la ditta per cui lavora chiude per “cessata attività”, e a 55 anni, per quanto si dia da fare nel cercarlo, non riesce a trovare un nuovo impiego. Gianni non si scoraggia e, con i soldi che ha messo faticosamente da parte, aspetta la pensione e con quella l’opportunità di “mettere a posto le cose”. La compagna decide di tornare per un periodo in Ucraina, per andare a trovare la sua famiglia, i suoi figli e nipoti. Promette di tornare presto, ma prima di lei arrivano a Gianni richieste di denaro: per aggiustare la lavatrice, per la figlia malata. Gianni si preoccupa per la figlia della compagna, contatta gli assistenti sociali, e riesce a trovare il modo di far venire in Italia compagna, figlia e nipote. La ragazza guarisce, ma le richieste non si fermano. Duemila euro per far venire in Italia anche il padre della bambina. Duemila euro che si trasformano in tremila. Tremila euro che escono dalle tasche di Gianni perchè è lui l’uomo, è lui l’unico che può farsi carico della situazione. Dopo il genero, tocca all’altro figlio della compagna che, come se non bastasse, ha a sua volta una moglie, incinta per di più. Un intero nucleo famigliare si sposta in Italia a spese di Gianni, che non sa dire di no o che semplicemente non “vede” il motivo di farlo. Forse inizia a porsi delle domande quando si ritrova in casa esponenti della mafia russa, evidentemente coinvolti nel trasferimento dall’Ucraina. Riesce comunque a chiarire la situazione, i soldi lui li ha sborsati, non deve temere nulla. Altri dubbi probabilmente se li è posti quando ha scoperto che il figlio della compagna lo dipingeva come un uomo burbero, che si gode la vita e passa il tempo a mangiare fuori e ad ubriacarsi, trascurandoli e facendosi beffe di loro. Solo più tardi Gianni si rende conto che tutto il suo impegno, il suo amore e devozione verso la compagna, la sua buona fede, gli si sono ritorti contro. Gianni con la sua compagna, insieme ai figli con le rispettive famiglie, si trovano ad essere anche vicini di casa, e colgono spesso e volentieri l’occasione per una cena tutti insieme. Ad un fatto apparentemente insignificante, banale, Gianni fa risalire l’evento scatenante il suo crollo. La nipotina della compagna, senza volerlo, gli rovescia dell’olio sui pantaloni. Gianni allora la riprende, forse in modo un po’ brusco. Il padre della bambina tace. Poco più tardi, Gianni si sente afferrare da dietro, si trova un braccio intorno al collo e annaspa, cerca di divincolarsi, perde i sensi, cade. Si sveglia in ospedale, e dopo dieci giorni di convalescenza esce. Scopre di essere stato aggredito dal figlio della compagna, e l’unico motivo che riesce a darsi è proprio l’aver ripreso la bambina durante la cena. Un vicino, allarmato dal trambusto, ha chiamato i soccorsi e Gianni è stato trasportato all’ospedale, incosciente. Dall’ospedale esce riportando solo un gran mal di testa. Torna a casa, e il mal di testa non passa. Quando decide di farsi visitare, i medici trovano un ematoma e lo operano. L’avvocato consiglia di denunciare l’uomo, ma Gianni si rifiuta perchè non se la sente di ferire la sua compagna facendo rimpatriare suo figlio. Ma il rapporto di vicinato è comunque insostenibile e capisce che non può continuare a vivere lì, fianco a fianco della persona da cui ha subito, a tradimento, un vero e proprio pestaggio. Così lascia l’appartamento e la sua compagna torna a vivere presso la famiglia per cui lavora come badante. Da quel momento, dopo un periodo passato in camere in affitto fino alla fine dei fondi, vive in strada. Dorme sugli autobus notturni, quando ci sono autisti gentili che chiudono un occhio. I dormitori non li frequenta perchè sono troppo affollati, il clima è pessimo, si litiga in continuazione e non si sente sicuro. Mangia alla mensa di santa Caterina, gira per parrocchie e con un pelo di imbarazzo confessa che usa una parte dei suoi soldi per comprare le sigarette, un vizio che non riesce ad abbandonare. Questa scelta drastica non può che lasciare stupiti. Ci si chiede “era l’unico modo”? Amici? Famigliari? Dagli amici non si può bussare, risponde Gianni, perchè loro l’avevano avvertito, di diffidare della compagna, di non tirare fuori soldi; e avrebbe dovuto ascoltarli. Alla figlia poi, anche se non dubita che potrebbe chieder loro aiuto, non si azzarda a parlare della sua condizione, è una questione di orgoglio. E non vuole che si vergognino di lui. Questa esperienza non gli ha portato niente di buono, dice. Aspettando la pensione, l’unica cosa che gli dona speranza e gioia è andare a trovare, ogni settimana, il suo nipotino acquisito, il nipote della sua ex compagna; anche se tra i due non c’è un vero legame di sangue, il piccolo lo chiama comunque nonno, e gli occhi di Gianni, parlandone, esprimono tutto l’affetto che li unisce. Per come l’ho ascoltata, la storia di Gianni sembra la storia di un uomo che ha affrontato ogni difficoltà, vuoi per orgoglio o per bontà d’animo, cercando di fare il massimo per gli altri prima che per se stesso. Attento a non ferire nessuno, nemmeno chi aveva abusato del suo aiuto. Un uomo che comunque non si fa schiacciare dal senno di poi. Un grande in bocca al lupo a Gianni, sperando che con l’arrivo della primavera possa tornare anche un po’ di meritata stabilità.