GIUGNO 2013 N.32

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LAVORI IN PERDITA di Maria Teresa Casali ’85

In ATTUALITA' on 11 settembre 2011 at 04:10

Qualche giorno fa ero a comprare frutta e verdura in un carretto lungo la strada. Mi sono intrattenuta più del solito a chiacchierare con la grintosa nonnina ed arriviamo a parlare dei rispettivi lavori… mi chiede: “Che mestiere fai?” ed io, un po’ sovrappensiero, rispondo: “L’assistente sociale”… al che, la signora si illumina e replica: “Davvero un lavoro nobile!”… un lavoro nobile?! Non mi aspettavo questa risposta. Trovo questo lavoro davvero bello, difficile, emozionante, necessario e con molte responsabilità. Ogni giorno ti viene data la possibilità di affiancare persone, famiglie, disabili, lungo un pezzo della loro storia. Storie spesso difficili, con le loro specificità: adulti che faticano nel trovare e/o mantenere un lavoro; ragazzini immigrati, persi fra i miti del nostro occidente e delle loro tradizioni; famiglie schiacciate dalla fatica, anno dopo anno, di dover accudire figli, fratelli, compagni affetti da una patologia invalidante… ma anche storie in cui le scelte portate avanti sono distruttive per sè o per altri. In Italia come in Europa si parla sempre più di sicurezza, eppure si continuano a tagliare fondi proprio in quei settori che investono davvero tempo e risorse per ridurre, o eliminare, le cause che scatenano il malcontento, che portano bambini, adulti di domani, in contesti devianti, che alimentano e incancreniscono rabbia e dolore. E’ ancora troppo distante, chi decide di welfare e sicurezza, soprattutto nelle realtà più complesse, dal considerare i servizi sociali come una risorsa nobile, capace di creare valore umano; vengono visti invece come un settore a parte, cronicamente in perdita, dove si spende troppo e le entrate sono minime, quasi inesistenti. Altre scelte sono più visibili anche se non efficaci. Nei dibattiti sui quotidiani nazionali, tranne sporadiche levate di scudi in occasione dell’ ennesima riforma economica, sentiamo mai proteste su questi argomenti? Ma tagliare sul sociale vuole dire tagliare servizi accessibili a tutti, potenzialmente utili a ogni persona, italiana e straniera. Invecchiare è naturale, ciascuno di noi potrebbe aver bisogno di reperire una badante o di essere aiutato da un’assistente domiciliare. I figli disabili nascono in famiglie abbienti e non, ma hanno comunque importanti necessità, nascono e crescono, hanno bisogno di un educatore o di un centro diurno. Nella vita di diversi adulti, aver sperimentato una borsa lavoro o aver partecipato ad un gruppo socio-educativo, ha fatto la differenza. È un problema che riguarda tutti noi, operatori per primi, chiamati sempre più a curare la nostra formazione e le nostre competenze, a far conoscere in cosa consiste davvero il nostro mestiere, a far sentire il nostro pensiero e, ancora più importante, a far sentire le voci di cui siamo “portatori”.