GIUGNO 2013 N.32

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HO SEMPRE VOGLIA DI VIAGGIARE di Teresa Vitali ’91

In Uncategorized on 11 novembre 2012 at 04:42

Ho sempre voglia di viaggiare. Sulla scrivania tengo sempre un foglio con la lista delle cose da portarmi dietro in caso dovessi partire. In realtà è un elenco che consulto spesso, un ottimo antidoto alla mia sbadataggine. Almeno due notti a settimana dormo a Rimini, dove c’è la sede della mia facoltà universitaria, per evitare di passare la mia vita in treno. Ecco, qua entra in gioco la lista. È vero che fare avanti e indietro dalla Romagna non è un vero viaggio, ma mi ha abituata a tenere in camera una valigia per partire e all’idea di andare, in generale. 
 Una persona si abitua già da piccola a viaggiare, a fare esperienze senza i propri genitori, a essere un minimo indipendente. Nell’estate tra la quarta e la quinta superiore andai due settimane in un college di Londra per migliorare il livello del mio inglese. Partii con un’amica; per lei era il primo viaggio senza la famiglia. Arrivate in Inghilterra io ero totalmente incantata da una cultura così diversa, i cimiteri in mezzo alla città come fossero giardini, l’assenza di verdura nei pasti, l’esperienza del residence e le lezioni interattive. Ero veramente entusiasta e colpita da ogni cosa. La mia amica invece passò la prima settimana in stanza, a piangere, le mancavano i suoi genitori. Sinceramente non sapevo come consolarla, stare via per un periodo così breve di tempo e soprattutto già ad una certa età mi sembrava una cosa così normale, naturale! Successivamente iniziai a viaggiare da sola, due volte l’anno andavo a trovare mia sorella (la vera giramondo della famiglia) in Spagna. Lei era partita grazie a un progetto del Servizio di Volontariato Europeo, viveva in una casa insieme ad altri stranieri ed era in contatto con gente di tutto il mondo!

http://www.serviziovolontarioeuropeo.it/

Rimasi estasiata dalla diversità culturale che avevo di fronte. Iniziai ad accorgermi che più viaggiavo, più conoscevo altri punti di vista, tradizioni, pensieri e più avevo voglia di apprendere. Ero continuamente costretta a rivedere i miei pregiudizi. Infine, questa passione per i viaggi, per la Spagna, la necessità di relazionarmi con altre realtà, di affrontare nuove esperienze e la curiosità di imparare, mi spinsero ad iscrivermi al progetto Erasmus. L’anno scorso mi sono trasferita a Barcellona, dove ho trascorso dieci mesi favolosi. Grazie a questa avventura ho avuto la conferma che i timori e lo smarrimento iniziali svaniscono dopo un primo periodo di incertezza e vengono talmente compensati dagli aspetti positivi che dispiace sempre dover poi andarsene. In un film francese del 2008, “Giù al nord”, viene definito bene questo aspetto: “si piange sempre due volte, quando si arriva e quando si va via”. Sono partita da sola, senza conoscere nessuno. I primi giorni ero spaesata e spaventata, gli incroci mi sembravano tutti uguali, la gente mi parlava in catalano stretto e facevo fatica a capirli, facevo file di ore davanti alla questura, a partire dall’alba,  per mettere in regola i miei documenti (il NIE, l’Empadronamiento e la Seguridad Social). Aspettavo trepidante l’inizio delle lezioni per potermi ambientare e parlare con dei miei coetanei. Per fortuna quel momento non tardò ad arrivare, la mia prima conoscenza non la feci in aula, ma in fila, aspettando di poter consegnare dei documenti all’ufficio di relazioni internazionali dell’università di Barcellona. E puntualmente, alla fine di questa avventura, il giorno della “despedida”, la festa d’addio prima di tornare in Italia, eravamo tutti lì ad abbracciarci e a piangere a dirotto. Ogni volta che parto lo faccio per riabbracciare qualcuno che mi è caro, fare un’esperienza diversa, conoscere luoghi e città nuove, visitare musei e stradine, provare i piatti tipici, sperimentare il vero folklore, perdermi e imparare. Ogni posto ha dei colori, suoni, odori, usanze e sentimenti caratteristici. Un’insieme di curiosità che formano un paese. Ad esempio ad Atene le chiese ortodosse sono minuscole rispetto a quelle cattoliche che siamo abituati a frequentare; questi edifici ospitano sempre al massimo una trentina di sedie. L’acqua al ristorante non la fanno pagare perchè la ritengono un bene primario al quale non si puo’ imporre un prezzo. Ecco io mi cibo di questi dettagli, gironzolo curiosando per i mercati, mi lascio trascinare dalle strade, dai rumori. Prediligo le grandi città, mi piace scovare un evento, una mostra, un negozietto o un angolo affascinante in mezzo alla caoticità metropolitana. Le grandi città hanno sempre qualcosa da offrire (al di là della cultura, delle tradizione e dei paesaggi che ogni luogo possiede) una jam session, un concerto, un festival, un’inaugurazione, una “mangiata popolare”, una festa di quartiere, una conferenza, un’esposizione, una gara di cortometraggi, un evento di beneficenza… Penso veramente che “il mondo è un libro, e chi non viaggia ne legge solo una pagina” come affermò Sant’Agostino.

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