GIUGNO 2013 N.32

Archive for febbraio 2011|Monthly archive page

L’UMANITA’ PERSA PER STRADA di Agnese Lorenzini ’84

In ATTUALITA' on 6 febbraio 2011 at 02:18

Un venerdì sera al mese partecipo all’unità di strada. Scendo da casa mia e mi fermo sulla strada, insieme ai ragazzi dell’Albero di Cirene, per incontrare le ragazze, le donne, le signore che si prostituiscono. Sembra di partecipare a una lunga via crucis: ad ogni metro un pezzo di umanità umiliata e ferita. Ognuna di queste persone prima e dopo la strada ha una vita, a volte quasi normale, ma quando mettono piede sull’asfalto della loro zona queste donne perdono tutta la loro umanità. Si trasformano in seni, culi, labbra, capelli …. Non mostrano più nulla della loro persona, ma offrono unicamente quello che i clienti vogliono vedere: lì sono solo l’oggetto del desiderio e delle pulsioni sessuali. A furia di fare questo lavoro qualcuna si convince davvero di non valere granché e della sua vita, al di là dello stare in mostra sugli scaffali del supermercato del sesso, non resta più molto. La maggior parte di queste donne è Rumena. Vengono qui di tre mesi in tre mesi con i visti turistici, guadagnano un po’ di soldi e nei mesi di “stacco” tornano a casa dove mantengono i loro figli o le loro famiglie d’origine, dove si costruiscono la casa e dove sperano di costruirsi un futuro. Sulla strada si trovano signore e ragazzine di tutte le età: E. ha 45 anni, faceva la maestra delle elementari, non parla una parola di italiano. Ha avuto la sfortuna di un marito che si beve lo stipendio e di una figlia che si è ammalata gravemente di cuore. La strada, qui in Italia, è la sua unica occasione per fare abbastanza soldi e comprare le medicine necessarie per curare la figlia. Ci sono I. e D. che hanno si e no 20 anni. Sono venute per fare le cameriere e trovare lavoro e, non si sa come, ora sono ai bordi dello stradone in balia di chiunque…I loro genitori non sanno che fanno questo lavoro. Vedono arrivare tanti soldi e credono che le loro figlie abbiamo dei fidanzati ricchi e generosi in Italia. Poi c’è N. che è rom. E’ proprio una ragazza bellissima. Ha fatto la barista per un po’, ma il suo datore di lavoro non l’ha mai pagata e adesso lei non si fida più di nessuno. La sua amica qui sulla strada si chiama A., credo che abbia circa 50 anni, è molto grossa, vestita male, non sembra affatto una prostituta. Eppure anche lei è qui e così mantiene la sua bambina a casa: vuole darle la possibilità di studiare e dopo vari tentativi non ha trovato un altro modo per farlo. Ci sono donne che ormai non vedono alternative per il loro futuro: questo è il loro lavoro per sempre, o fino a quando avranno la forza di stare per ore a zero gradi, su tacchi 12 a spillo, lungo una strada. Le ragazzine più giovani invece credono che prima o poi smetteranno: pensano che una volta comprata la casa potranno tornare al loro paese e magari sposarsi; oppure credono che troveranno un lavoro migliore. Altre ci dicono chiaramente che non sono più capaci di vivere con stipendi da 600 o 800 euro al mese, perchè si sono abituate a guadagnare molto di più e tutti i loro parenti e amici si aspettano da loro quel tenore di vita e quegli aiuti economici. Le ragazze nuove, cioè appena arrivate, si riconoscono subito: sono timide e impaurite. Spesso sono schifate e hanno parole molto dure per questo lavoro. Dicono che non ce la fanno e che vogliono tornare subito a casa. Poi passano due mesi e le vedi come tutte le altre. Spavalde. Con gli occhi tristi ma le voci allegre. Non sono più silenziose: parlano e raccontano e dicono che va tutto bene e che è tutto a posto. Noi non siamo un’associazione che offre preservativi o assistenza medica. Il nostro specifico è un altro: incontrare le ragazze proprio sulla strada e da qui parlare alla loro umanità ferita invece che al loro corpo. Ci fermiamo, le salutiamo, chiediamo come va, se qualcuno le disturba ecc… Molto spesso le ragazze si sciolgono e ci raccontano la loro vita. Certo scapperà qualche mezza verità e mezza bugia perchè non possono mai dirci tutto tutto. Per esempio nessuna ammette di avere dei protettori o di dover pagare un affitto per il marciapiede e chi ha un fidanzato ne parla bene, anche se è proprio lui ad accopagnarla sulla strada ogni sera. Cominciamo a farci un’idea delle loro vite e di come sono arrivate, su questo marciapiede,  fino all’ultimo gradino della società. Qualcuna ci confessa di non parlare di sè da tantissimo tempo, qualcun’altra ci chiede perchè non passiamo più spesso. Ci sono anche delle ragazze che ci cacciano via e non vogliono parlare e altre che ci prendono in giro. Dicono che noi non sappiamo nulla, o che non abbiamo capito niente della vita. Atre ancora ci chiedono aiuti concreti invece di chiacchiere e parole: vogliono documenti in regola e un lavoro dignitoso. Noi diamo loro il numero del centro d’ascolto, ma è molto difficile che poi si presentino davvero. Non è sempre facile trovare il senso di questi incontri. A volte il senso di impotenza e la rabbia nei confronti delle ingiustizie e delle infinite bugie che si dicono su queste persone sono più forti di tutto. Ma se l’alternativa è solo chiudere gli occhi e fare finta di niente, quando si passa davanti a una ragazza mezza nuda in mezzo alla strada in pieno giorno, allora vale la pena di rischiare un po’ di frustrazione.