GIUGNO 2013 N.32

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ADOLESCENTI IN FAMIGLIA di Domenica Lodi ’95

In OPINIONE on 17 giugno 2012 at 02:43

È appena finita la scuola, ma come sempre, le tensioni accumulate in nove mesi, tra noi ragazzi, si fanno ancora sentire. A queste si aggiungono anche le pressioni della famiglia e del rapporto con gli amici. È sempre una continua pressione, perché ogni cosa di cui parliamo, o che facciamo, o in cui crediamo, la sentiamo soggetta a critiche continue, quindi, anche solo per paura di essere giudicati, o credendo di deludere qualcuno, ci chiudiamo in noi stessi o ci estraniamo dalle stesse nostre famiglie. L’adolescenza vista dagli adulti è un periodo di spensieratezza, in cui non si hanno problemi o, quantomeno, non si ha il peso di una famiglia sulle spalle, ma per me è come una fase preparatoria, perché anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo delle difficoltà. I rapporti con gli amici, crescendo, si disgregano e arrivi ad un punto in cui o sei solo, o circondato da amici (falsi o veri che siano), o in cui sei accanto all’unica persona che ti è sempre stata amica, nonostante tutto, fin dalla nascita. In più ci sono giorni in cui ti chiedi: “Perchè? …perché i miei genitori mi sembrano così distanti?” “Perché mi sento un estraneo in questa famiglia?”. Ecco, questo per me è dovuto anche alla scuola.

Si è vero, è il nostro lavoro, ma è mai possibile che una famiglia debba basare un rapporto col figlio sulla scuola? È una cosa che io non capisco. Certo, il figlio deve studiare e andare bene a scuola, ma se non ci riesce? Trovo inammissibile, che se una persona non va bene a scuola, la famiglia debba chiudersi così tanto nei suoi confronti. In primo luogo perché un ragazzo vede molto diversamente, da un adulto, una bocciatura. I genitori si arrabbiano, magari aggravando ancor più il senso di colpa del figlio, ma il ragazzo lo vede come un insuccesso grave nella sua vita. Perciò il giovane si chiude in sè stesso, magari anche nascondendo il dolore, e la famiglia non lo sorregge. Il ragazzo , sentendosi solo, non trova “vie d’uscita” da questo malessere dovuto a un fallimento personale e decide di lasciar perdere, di non ascoltare ciò che la famiglia gli dice. E da qui iniziano le mille interminabili litigate sulla scuola, sul rendimento e anche sul fatto che si esce, magari con gente diversa, oppure sempre con la stessa, che dureranno fino alla fine dei 5 ( o più) anni di superiori. Noi ragazzi abbiamo bisogno di qualcuno che ci conforti con parole intrise di valori e non solo con frasi prive di un reale significato. Questo è necessario anche perché non cambiamo solo caratterialmente, ma anche fisicamente; abbiamo bisogno di una “guida”, di persone fidate che ci accompagnino nella crescita, per aumentare il senso di sicurezza non solo di noi stessi , ma anche nei confronti degli altri. Molti si credono anche troppo sicuri di sé, magari nascondendo proprio un grande smarrimento, mentre altri hanno così paura di non farcela o di fallire (non solo in ambito scolastico) che si chiudono in se stessi evitando qualunque nuova esperienza. Non voglio fare una predica ai genitori dicendo che noi adolescenti siamo solo dei piccoli esseri incompresi, ma suggerirei di avere più pazienza e fiducia in noi, perché col vostro aiuto possiamo cambiare in meglio, ed iniziare a diventare l’adulto che saremo.