GIUGNO 2013 N.32

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L’ARROGANZA DEI DIRITTI di Alice Zamagni ’86

In OPINIONE on 13 gennaio 2013 at 05:55

Osservo sempre più spesso un fatto davvero deprimente. Sarà forse a causa della crisi, della paura di perdere ciò che abbiamo, o forse a causa dell’impoverimento culturale di cui da anni siamo protagonisti, complici le stupide pseudo-verità di cui ogni giorno ci convince la TV. Quello che vedo, quasi di continuo e in modo così esagerato, è la completa distorsione del termine “diritto”. La gente si riempie la bocca dei “diritti” più assurdi, se ne fa scudo contro il resto del mondo, li usa come pretesti per rifiutare qualsiasi forma di compromesso. Ovviamente, non parlo dei Diritti Fondamentali dell’Uomo, dei Diritti veri, quelli con la lettera maiuscola: la Vita Dignitosa, la Salute, l’Istruzione,…Di questi ci dimentichiamo completamente o a volte, peggio, li trattiamo con sufficienza e disprezzo (forse ci ricorderemo di loro e del loro valore quando ci saranno tolti??). Parlo delle sciocchezze: di chi ritiene suo diritto mettere l’auto nel posto dell’handicap se gli altri sono occupati; di chi ritiene suo diritto non farti passare avanti alla cassa per mamme in dolce attesa, anche se tu sei chiaramente incinta e lui chiaramente no; di chi ritiene suo diritto tenere acceso il cellulare dove ce n’è un chiaro divieto (e ti risponde incazzato se glielo fai notare); di chi ritiene suo diritto fregarsene delle regole della strada perché tanto ha un SUV e quindi “peggio per gli altri”; di chi ritiene suo diritto pretendere il silenzio assoluto alle sette di sera per andare a letto con le galline. Ho sempre inteso i Diritti come qualcosa di inclusivo, di bello, da trattare con rispetto e cautela e che rappresenta un obiettivo cruciale per qualsiasi società voglia dirsi “evoluta”: creare una realtà equa e giusta nonostante le inevitabili differenze tra le persone che la compongono, difendere i più deboli dall’arroganza del più forte e garantire a ognuno le stesse opportunità degli altri. Ci hanno sempre insegnato che “i miei Diritti finiscono dove iniziano quelli degli altri”, a dire che nel nome del mio Diritto non posso calpestare chi sta vicino a me. Bene, ora il concetto che va per la maggiore è “i tuoi diritti finiscono proprio qui, perché ora iniziano i miei”. Cambiando l’ordine degli fioritoaddendi il risultato non cambia?? Niente di più falso. I diritti (quelli idioti, autoproclamati, che non meritano certo la maiuscola) così intesi diventano l’ennesimo strumento di prevaricazione nei confronti degli altri. Il risultato? La solitudine. Ci creiamo campane di vetro con bei giardini e tante comodità da cui tutti gli altri sono esclusi. Ci rapportiamo tra noi col coltello tra i denti, pronti a pretendere prima di dare (e fermamente convinti di essere nel giusto, nel diritto). Non sono una fan dell’anarchia: esistono le leggi, gli obblighi e i divieti, i regolamenti per qualsiasi cosa, i reati e le pene. Penso sia giusto. Ma nel nostro piccolo, nel nostro condominio, nel nostro rione, dovrebbe soprattutto esistere il Buon Senso. Il Buon Senso è l’anima della socialità, della condivisione: è il concetto per cui io agisco non con lo scopo di “fregarti”, di guadagnare per forza qualcosa a tuo discapito, ma con lo scopo di trovare una soluzione che possa soddisfare entrambi. Onestà, trasparenza, bontà d’animo. E’ ridicolo e paradossale che nel nome di “diritti” ridicoli e grigi si calpesti tutto questo. Non voglio certo farne una questione di semantica, ma mi chiedo e chiedo a tutti: perché? Perché la nostra società si inselvatichisce? Perché le persone diventano misere e meschine e lo trovano normale, e giusto? Perché cerchiamo sempre un profitto, un guadagno, in tutto quello che facciamo? Perché è così importante mettere dei paletti tra noi e gli altri? A volte è facile cadere in questo gorgo, e posso perfino capire chi, un’angheria dopo l’altra, inizia a comportarsi allo stesso modo. Ma il risultato è pessimo: se ho bisogno di un po’ di zucchero non posso andare a chiederlo alla vicina (che spera solo che io distrugga la macchina in un incidente per parcheggiare la ali bullismosua al mio posto!); se porto i miei figli al parco devo stare attenta che non vengano picchiati dal bulletto sociopatico che ha un milione di giochi con sé ma non vuole che gli altri glieli tocchino; se vado al supermercato devo portare elmetto e fucile perché sicuramente litigherò con qualcuno alla cassa. Basta. Basta. E’ proprio ora di cambiare rotta. E’ nei momenti di crisi che la società può riscoprirsi, cambiare e migliorarsi, oppure implodere, autodistruggersi. La legge del più forte non porta da nessuna parte, perché ci sarà sempre qualcuno più forte di te pronto e felice di schiacciarti. Io penso che la gentilezza, l’inclusione, l’empatia siano la chiave per uscire da questo Medioevo Culturale verso cui ci dirigiamo spediti e miopi.

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Forse non è questo che ci farà uscire dalla crisi economica, da quella della politica, dal casino generale in cui ci troviamo: ma di certo aprirci con onestà verso gli altri ci farà sentire meno soli, più felici alla sera prima di addormentarci, più carichi al mattino nel recarci al lavoro, più fiduciosi nel guardare negli occhi i nostri figli. In una parola: ci farà sentire più umani. E ritrovare la nostra umanità è forse il primo passo verso un futuro diverso, e migliore.