GIUGNO 2013 N.32

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BASQUIAT, METEORA NEL MONDO DELL’ARTE di Irene Caravita ’90

In CULTURA on 5 dicembre 2010 at 03:09

JEAN-MICHEL BASQUIAT. Sull’aereo che mi portava a Parigi sfogliavo una rivista. Che noia. E improvvisamente sbuca da una pagina un disegno che mi colpisce: é colorato, diverso e mi attrae. Leggo l’articolo e scopro la grande retrospettiva su Basquiat organizzata dal museo d’arte moderna parigino. Non posso perdermela. Nato nel 1960 a New York da madre portoricana e padre haitiano, Basquiat cresce in città, anche se con una parentesi ad Haiti per alcuni anni, è un appassionato lettore di Mark Twain e William Burroughs, disegna da sempre, ama il cinema, la boxe e la musica, procede tentennante negli studi, che mai concluderà. E’ esposto a milioni di diversi stimoli e influenze, dall’ Anatomia di H.Grey ai graffiti, da Matisse a Dubuffet, dalla memoria “genetica”, secondo lui stesso, dell’arte primitiva africana fino alla nuova cultura neobohemienne newyorkese, che urla libertà, sesso, musica e droga. A 17 anni egli è SAMO un writer che ricopre Manhattan di scritte e simboli, attirando l’attenzione di altri grandi artisti come Keith Haring o Julian Schnabel. A 18 anni vende magliette e cartoline da lui dipinte per le vie di Soho. Nel 1980 incontra Andy Warhol, e in giugno le sue opere sono per la prima volta esposte, in occasione del Times Square Show. Una moltitudine di disegni, oggetti, pitture, e collage ossessionati dalla morte, popolati di figure scheletriche e da volti che sono maschere. Sceglie i suoi soggetti dalla strada, rendendo con grande lucidità la solitudine, la paura e la povertà, l’ingiustizia e l’illegalità. C’è qualcosa di infantile, di giocoso in molte opere, popolate di macchine, aeroplani e maschere, (ma forse sono solo metafore). E per la prima volta di lettere, di numeri ripetuti, sempre gli stessi in modo paranoico. Da quell’anno in avanti il mondo dell’arte gli si inchina. Nei sette-otto anni in cui le sue opere incontrano il successo e l’apprezzamento del pubblico e della critica, egli cambia, cresce e con lui evolve la sua arte. Dal 1982 all’ 85 emerge con violenza da ogni sua opera una nuova volontà di impegno ideologico, tratta tematiche di identità sociale, di razzismo. Trasmette la sofferenza di un nero in un mondo di bianchi. Racconta di sport, di basket e baseball, di boxe e di musica attraverso alcuni personaggi simbolo: Miles Davis, Charles Parker, Cassius Clay. E’ un artista complesso, con tante maschere o sfaccettature, è forte, poetico e profondamente umano. Ha la vitalità e l’acutezza espressiva di un’ onomatopea, ha detto qualcuno. Osservare un suo disegno, quelle linee nervose ma non incerte, dure, colorate di colori non allegri, non gioiosi, ma forti, eccitati, colpisce profandamente il nostro senso estetico ma anche la nostra emotività. Cosa devo cercare? Cosa vuole dire? Quante volte in un museo si sentono queste domande! E’ necessaria una risposta? Non possiamo per una volta fermarci a guardare in silenzio e ascoltare quelle reazioni che, spontanee, l’arte fa nascere in noi?

Basquiat è paragonabile a una cometa, una meteora, o qualsiasi altra cosa rapida, brillante e intensa.

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.potomitan.info/ayiti/basquiat.php