GIUGNO 2013 N.32

UNA SCUOLA PER TUTTI Silvia Franzoni ’90

In POLITICA on 25 maggio 2013 at 22:03

La scuola è per tutti, e quella privata è senza oneri per le nostre tasche. Art. 33. “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato . . .” La storia italiana, quella di vera unità nazionale, inizia nel 1946, quando gli italiani hanno votato per un’Italia re-pubblicana. Per chi ha studiato latino è ora di rispolverare i vecchi studi, mentre per chi, come me, non ha affrontato tale materia è ora di imparare qualcosa che ci riguarda tutti: la parola Repubblica deriva da << res publica >> che nella cultura greca prima e quella romana poi, sottolinea la “cosa pubblica, la cosa del popolo, il bene comune e la comunità”. Perché dirvi tutto questo? Perché voglio ricordarvi che da quella data ogni istituzione e servizio sotto l’egida della Repubblica Italiana è del bene comune, non di quello privato. Cicerone puntualizza che l’elemento fondamentale del concetto di res publica è il diritto  attraverso il quale una comunità afferma la propria giustizia. Dove finirebbe questo diritto se ci ostinassimo nel preservare la privatizzazione dei servizi a discapito di un miglioramento del servizio pubblico? Una scuola privata è caratterizzata da elementi di esclusività e costi che la pongono agli antipodi del principio fondante i servizi pubblici, e senza criticare tale impostazione, mi permetto però di criticare coloro che accettano un impoverimento dell’istruzione pubblica. Le percentuali di bambini iscritti alle scuole private (22%) ci confermano che le famiglie inseriscono i propri figli in una scuola privata per motivi di religione, status sociale o omogeneità culturale. Sappiamo infatti che 25 sui 27 istituti privati che ricevono i finanziamenti dal comune sono di stampo cattolico. La cifra che viene erogata dal comune annualmente (un milione e 200 mila euro) proviene dai contributi che tutti noi sborsiamo dalle nostre tasche, così da diminuire di circa 60 euro la retta mensile di una privata. Sorge spontanea una domanda: perché io devo pagare per un servizio di cui non usufruisco e che, qualora ci fossero più finanziamenti per le scuole comunali, probabilmente  non avrebbe ragione d’esistere, nè tanto meno d’essere  finanziato? Viene da sé che non si tratta di egoismo o mancanza di senso di solidarietà verso le famiglie che iscrivono i propri figli alle private, ma si tratta proprio di quel senso di giustizia che citavo prima con Cicerone. Solo per fornirvi qualche numero e fare chiarezza su questa faccenda, ecco che le rette vanno dai 200 ai 1000 euro mensili, gli alunni stranieri sono solo 80 (4,6%) rispetto ai 1595 (23,3%) delle scuole pubbliche; gli alunni con disabilità sono solo 6 (0,3%) contro i 145 (2,1%) delle materne pubbliche, che in più accolgono 271 bambini con disagio sociale. Inoltre le 25 scuole di stampo religioso prevedono l’accettazione obbligatoria di un progetto educativo cattolico, cosa che non permette (comprensibilmente) l’ingresso di bambini di famiglie musulmane o di qualsiasi altra religione. Questi dati di fatto sottolineano quel tratto di esclusività accennato sopra e che non ha niente a che fare con uno stato autoproclamatosi Repubblica garante dei servizi pubblici. In giro per la città gli b-bologna-b-bambinislogan e i sostenitori dei finanziamenti alle private mettono in risalto i Bambini, richiamando con l’iniziale della parola stessa l’intenzionalità del voto. A questi vorrei porre una seconda domanda non meno spontanea della precedente: dove sono i benefici di cui i bambini possono e dovrebbero usufruire se le scuole private non garantiscono il sostegno e la libertà educativa a bambini disabili, con disagio sociale, di religione diversa o di famiglia non così benestante da potersi permettere una retta costosa? Non nascondo di essermi alquanto meravigliata leggendo le posizioni della Curia e del Pd, la prima perché dovrebbe pensare a tutti, soprattutto “agli ultimi” e di certo le scuole private non si fregiano di tale peculiarità, mentre il secondo, bè, in teoria dovrebbe ancora fare parte di quella sfera parlamentare e valoriale che chiamiamo “sinistra”. Suggerisco che entrambi vadano a rispolverare ciò che ispira la loro ragion d’essere, piuttosto che porsi in netto antagonismo decretando che “coloro che vogliono abolire i finanziamenti alle scuole private sono estremisti conservatori”, queste le parole del nostro Sindaco, che a quanto pare non conosce a fondo la situazione delle scuole pubbliche comunali della sua città. Il modello educativo seguito dalle scuole pubbliche comunali di Bologna si ispira fedelmente al modello educativo attuato nelle scuole di Reggio Emilia, ed è motivo di orgoglio per noi bolognesi ed emiliano-romagnoli, essendo  copiato in tutto il mondo! Di seguito il link per conoscere meglio tale realtà:http://www.reggiochildren.it/identita/reggio-approach/ Se oggi permettiamo che i finanziamenti alle private distolgano l’attenzione dal reale bisogno di quelle pubbliche, cosa ci garantisce che un domani non molto lontano non ci ritroveremo con una “scuola-azienda privata”? Il voto del 26 maggio non è solo per il presente, ma è anche e soprattutto per il futuro!

Annunci
  1. Se non ci fossero le scuole paritarie nessun giovanepotrebbe insegnare .Forse non sappiamo che le graduatorie sono chiuse da anni? Forse non sappiamo che l’unico criterio di merito nella scuola statale attualmente è l’anzianità? L’età media del docente di scuola statale è compreso tra i 50 e i 54 anni. Il problema è molto più profondo e non è quello posto dal referendum di Bologna sui soldi comunali alle materne private: le scuole paritarie risolvono problemi di posti scuola (sia per i docenti che per gli alunni) che lo Stato non riesce a coprire. Piuttosto va pensata una scuola libera e gratuita per tutti, ma il modo non è certo bloccare ciò che funziona e che tiene il sistema momentaneamente in equilibrio. Lo Stato spende 43 miliardi di euro per la scuola statale e 1 per la non statale, con 7 milioni di studenti nella prima e 1 nella seconda. Non bisogna essere matematici per capire che se quel milione di studenti viene spostato alla statale quel miliardo diventa 5-6-7 volte tanto.

    Lucia

    • Qui mi sembra che si continui a tralasciare un dettaglio molto importante: la scuola privata è sostenuta o meglio, deve essere sostenuta da altri finanziamenti che non sono quelli statali. E’ logico quindi che se lo stato interrompesse i finanziamenti alle private li potrebbe reinvestire e meglio investire nella scuola pubblica creando e aumentando posti per insegnanti e bambini. Riporto l’articolo 33 così da capire che la questione è piuttosto logica: la scuola privata è diventata un onere per lo stato indi per cui quella pubblica ne risente.
      Art. 33. “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato . . .”

  2. Io sono cattolica, praticante e perfino catechista, quindi non si può certo dire che le motivazioni per cui ho scritto questo articolo e per cui sostengo l’idea che i finanziamenti alle private non dovrebbero essere a discapito della pubblica non ha proprio a che vedere con la religione!
    Detto questo le informazioni riguardo ai disabili e agli extracomunitari non sono una bufala, sono quelli reali che ho scritto e che certo non mi sono inventata. Negare che questa è la realtà dei fatti mi sembra impossibile.
    Il problema però è a monte: l’assenza e il decurtamento dei finanziamenti da parte dello Stato!!
    Questa divergenza di opinioni tutta al bolognese rischia di incattivire tutti senza motivo, e questo non lo dico per il suo commento, ma per le cose che ho letto sui giornali da parte di politici che non vivono tale problema sulla loro pelle.
    Nell’articolo ho anche sostenuto l’idea, supportata dai numeri veri e realistici, che le motivazioni principali che spingono i genitori a iscrivere i propri figli alle scuole provate sono di ordine religioso.
    Se ci fossero più finanziamenti alle pubbliche si potrebbero creare più posti per i bambini, e così molte famiglie non sarebbero costrette ad iscrivere per necessità i propri figli alle private!

    L’autrice di questo articolo

  3. La verità però non ce l’hai raccontata, e la verità è che senza le materne cattoliche 1.700 bambini non avrebbero un posto e il Comune sarebbe al tracollo.Poi Per quanto riguarda il fatto che le scuole private non accolgono I disabili o gli extracomunitari, anche questa è un’altra immane bufala! Qualsiasi scuola- pur essendo paritaria- deve rispondere ai requisiti richiesti dalla legge, primo fra tutti l’accettazione dei bambini senza alcuna discriminazione. Forse il vero motivo, l’unico ma incofessabile, per cui volete che queste scuole chiudano è perchè appunto sono cattoliche?

    Maria Teresa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: