GIUGNO 2013 N.32

INCEPTION di Michele Malandra ’97

In CULTURA on 10 marzo 2013 at 05:07

Approfitto di questa occasione per parlarvi di un film: “Inception”. Molti lo reputano noioso o complicato, per me invece è fantastico e affascinante. Il film è stato creato da Christopher Nolan e interpretato da Leonardo Di Caprio, Tom Hardy, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page, Marion Cotillard e Cillian Murphy, vincitore di 4 premi Oscar  nel 2011.

Il film parla di Dom Cobb, che possiede una qualifica speciale: è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio. Cobb viene contattato da Saito, un potentissimo industriale di origine giapponese, il quale gli chiede di tentare l’operazione opposta. Non deve prelevare pensieri, ma inserire un’idea che si radichi nella mente di una persona. Costui è Robert Fischer Jr. il quale, alla morte dell’anziano genitore, dovrà convincersi che l’unica cosa che può fare è distruggere l’impero ereditato. Saito avrà allora campo libero. In cambio offrirà a Cobb la possibilità di rientrare negli Stati Uniti dove è ricercato per omicidio. Cobb accetta e si fa affiancare da un team di cui entra a far parte la giovane Ariane, architetto abilissimo nella costruzione di spazi virtuali. Inception è un “un thriller ambientato nelle architetture della mente”. Architettura è infatti la parola d’ordine di questo film, nonostante ci siano strutture labirintiche o stratificate tutto presenta una straordinaria linearità e coerenza.

D’altronde, non ci si poteva aspettare nulla di diverso da un regista che imbastisce un film intero sul concetto di sogno e sulla potenza del subconscio. Nel sogno si vive e si sperimenta esattamente come nella realtà, tanto da rendere difficilmente delineabile la distinzione tra il mondo reale e il sogno. Il film è una riflessione sul funzionamento della psiche, il tutto inserito nell’ambigua cornice di quella incapacità di distinguere tra apparenza e realtà che è propria di ogni essere umano quando, nel sonno, crea mondi tanto inesistenti quanto assolutamente ‘veri’. Nolan, come Cobb il protagonista, si aggrappa alla ragione, sempre… non si abbandona mai tenendo tutto sotto controllo. L’ abbandono è imprevedibilità, è follia, è sentimento. Per Cobb queste situazioni possono diventare un’idea “resistente come un virus, capace di crescere fino a definirti o distruggerti”. Perché l’uomo desidera tenere sotto controllo le situazioni?… Vi lascio con questa domanda e chissà se è venuto in mente anche a voi questo folle pensiero: com’è se si stesse vivendo solo un sogno e con la “morte” ci si risvegliasse nel mondo reale…?

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