GIUGNO 2013 N.32

IL NUOVO PARLAMENTO di Matteo Pirina ’92

In POLITICA on 10 marzo 2013 at 05:11

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“O vinciamo noi o vincono loro!”. Le ultime parole famose. Così si era espresso Pierluigi Bersani, candidato premier della coalizione di centrosinistra alla vigilia del voto. E quella che ai più era sembrata un’ovvietà, tanto da meritarsi la parodia da parte di Maurizio Crozza, si è rivelata essere una profezia errata. Nessuno ha vinto. Così, in prima battuta, può essere definito il risultato elettorale. Nessuno può essere considerato vincitore, tanto meno coloro che hanno ottenuto la maggioranza relativa dei voti, ovvero proprio la coalizione di centrosinistra di Bersani. Questo perché la scellerata legge elettorale con cui siamo andati votare, il famoso “porcellum” firmato Calderoli, ha fatto sì che nessun partito o coalizione ottenesse la maggioranza dei seggi al Senato. Il centrosinistra, con il 31,6% dei voti, ha ottenuto 123 seggi, la coalizione di centrodestra, con il 30,7% se ne aggiudica 117, il MoVimento 5 stelle ottiene il 23% dei voti portando 54 nuovi senatori a Palazzo Madama, mentre la Lista Civica del premier uscente Mario Monti si ferma al 9,1% risultando poco influente al Senato con soli 19 parlamentari. Per avere la maggioranza al Senato è necessario ottenere almeno 158 seggi. È evidente che nessuna lista si sia nemmeno avvicinata a questo risultato. La vigente legge elettorale infatti attribuisce il premio di maggioranza al Senato non a livello nazionale, ma a livello ragionale. In pratica: chi vince in ogni singola regione, anche solo per un voto, ottiene un numero di senatori “bonus”, non in proporzione ai voti ottenuti. Il centrosinistra infatti, pur avendo ottenuto la maggioranza relativa a livello nazionale, ha perso in quattro delle cinque regioni che eleggono il maggior numero di senatori (Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia sono andate al centrodestra, mentre il centrosinistra ha vinto solo nel Lazio). Il risultato di questa legge è che chi ottiene la maggioranza a livello nazionale, non ha poi la maggioranza di parlamentari al Senato se non vince nelle regioni chiave. Alla Camera invece la situazione è più chiara, grazie all’attribuzione del premio di maggioranza a livello nazionale: il centrosinistra con il 29,5% ottiene grazie al premio ben 340 deputati (sufficienti ad avere la maggioranza); il centrodestra risulta sconfitto seppur con uno scarto minimo, ottenedo infatti il 29,1% dei voti e 124 deputati; il MoVimento 5 stelle con il 25,5% si aggiudica 108 seggi, mentre la lista guidata da Monti, con un deludente 10,5% si ferma a 45 deputati. Analizzando il risultato, se in ottica governativa non c’è un vincitore chiaro, questo può essere facilmente individuato a livello politico. Beppe GrilloÈ il MoVimento 5 stelle di Beppe Grillo. Il risultato elettorale di questa lista è oggettivamente straordinario per una forza che non si era mai presentata a precedenti elezioni politiche. Il cinquestelle si è presentato come forza antipartitica (lo slogan elettorale era “li mandiamo tutti a casa”) e apolitica, nel senso di non allineata a destra o a sinistra, riuscendo così a incanalare il consenso di larga parte dell’elettorato deluso da una classe politica effettivamente impresentabile negli ultimi venti anni, ma anche di tutti coloro che non hanno visto soluzioni convincenti alla crisi che ormai dal 2009 ci attanaglia, nei partiti di precedente formazione. La coalizione guidata da Bersani ha pagato dazio, lasciando sul campo il 5% dei voti rispetto ai sondaggi delle settimane precedenti. Non ha fruttato una campagna elettorale più realista: vista l’attuale situazione di finanza pubblica non si possono promettere restituzioni di IMU (Berlusconi), redditi di 1000 al mese ai disoccupati o proposte che avrebbero conseguenze inimmaginabili come l’uscita dalla zona euro o l’azzeramento del debito pubblico (Grillo). Anche i toni pacati, decisamente diversi da quelli urlati e spesso aggressivi di Grillo o l’ormai nota abilità mediatica di Berlusconi, non hanno catturato l’attenzione dell’elettorato. Errori di campagna elettorale, certamente, ma probabilmente anche un elettorato poco consapevole, che vista l’attuale situazione di crisi si è fatto convincere da promesse la cui realizzabilità è quanto mai dubbia.8633IMG_3724C-400x215 Gli elementi positivi tuttavia non mancano: ora abbiamo il Parlamento più giovane d’Europa per età media, numerosi esponenti della società civile sono stati eletti, la percentuale di donne in parlamento è stata notevolmente incrementata. La svolta rispetto alle precedenti legislature è chiara. Ora per governare, visti i numeri del Senato, le forze politiche dovranno trovare un accordo che potrà portare a realizzare innovazioni importanti e necessarie per il paese (riforma legge elettorale, dimezzamento del numero dei parlamentari e snellimento della elefantiaca burocrazia italiana, lotta all’evasione fiscale, diritti civili anche per coppie omosessuali). La svolta c’è stata. Speriamo che per egoismi politici e convenienze personali non diventi una svolta in un vicolo cieco.

C'è sempre speranza

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  1. Eh sì, ancora una volta vince l’urlo contro la ragionevolezza, l’illusione contro il realismo, l’aggressività contro la pacatezza……..Adesso, la parola a chi siederà sugli scranni del potere, che siano giovani entusiasti, vetero- politici o mummie riesumate voltagabbana (quelli ci sono ancora, purtroppo 😦 )

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