GIUGNO 2013 N.32

AMORI E MALUMORI DI UN’ITALIA CHE PROVA A DIGERIRE di Silvia Franzoni ’90

In POLITICA on 10 marzo 2013 at 05:12

Si sa, gli italiani per lunga tradizione sono una buona forchetta e sicuramente, anche a queste elezioni, siamo stati più o meno pancia_577051influenzati dalla nostra pancia quando ci siamo trovati dentro la cabina elettorale. Ma ho la sensazione che questa volta sia stata vissuta diversamente. 53614_sciopero-generaleMolti lo avranno fatto per non insultare la memoria di coloro che in passato hanno lottato per questo nostro diritto, ma molti altri lo hanno fatto per una reale convinzione di cambiamento, nella speranza che questo rappresenti l’imbocco giusto verso una Repubblica onesta (lasciandoci alle spalle i precedenti numeri cardinali!). Non stupiamoci quindi se questi sono stati i risultati elettorali. Non stupiamoci se l’urlatore Grillo ha raccolto per la strada quei voti dispersi sia dall’ (in)stancabile PD che sembra allergico al rinnovamento interno, sia dal PDL che come partito (e più che partito sembra essere l’unica sede del padre-padrone Berlusconi in cui viene trattato come egli si vede: un “semi dio”, parole di un’aderente) raccoglie consensi sulla figura di Berlusconi e sulle sue fasulle promesse, piuttosto che su un articolato programma realistico e fattibile (se non vi fidate di me fatevi un giro per strada, sugli autobus o ancora meglio sul sito youtube, e vi farete un’idea da soli). Gli umori post-elettorali sono come una sbornia non ancora smaltita con sole 4 ore di sonno alle spalle, e questo non è certo un bene. La mancanza di lucidità, per rimanere in metafora, è un effetto collaterale che induce il soggetto a pensare il peggio degli avversari politici, ma anche e soprattutto degli elettori opposti. Si cerca di capire se gli italiani che hanno votato la parte avversa siano in realtà vittime di un lavaggio del cervello ad opera di strani alieni, dimenticandosi che questa è la democrazia. Nessuno, andando a dare una guardatina sui blog, sui forum o nei social network si è risparmiato sarcasmo, cattiverie, delusione, lacrime. imagesMa il dato più sconcertante credo che provenga dagli italiani ormai disillusi, che parlano, e lo fanno da tempo, di lasciare questo paese perché tanto non cambierà niente e si vive meglio altrove (io non posso dire se ciò sia vero, la mia residenza per ora è ancora con mamma e papà!). Andare all’estero risolve i problemi più immediati: ricerca di lavoro e stabilità, ma certamente non risolve i problemi del paese. elezioni-e1358464447864Il cannocchiale mediatico nazionale e internazionale è puntato su di noi e su cosa succederà ora. Parole rassicuranti di amicizia provengono da Stati Uniti e Germania, e questo più che un segnale di tranquillità mi appare come una velata minaccia di insicurezza nei nostri confronti, immaginate se invece che amici fossimo nemici (se questo non è un segno dell’influenza che i paesi hanno su di noi, non so davvero cosa lo sia). Tutti ci chiediamo cosa succederà ora, e forse è davvero importante che questa domanda ce la poniamo sul serio, a dimostrazione che siamo capaci di fare politica anche dai nostri divani e il nostro cervello non ce lo siamo venduti per qualche programma demenziale in televisione (e forse Grillo non ha capito che anche se non si è grillini si è comunque capaci di fare politica!). Il punto è proprio questo: a -almirante-e-berlinguerfebbraio del 2013 siamo ancora capaci di vederci come un unico paese con divergenze e visioni politiche diverse, anche inconciliabili, ma pur sempre democratiche, oppure la disfatta della politica italiana ci ha resi intolleranti verso i nostri stessi connazionali con colore politico diverso? È una domanda che dobbiamo porci proprio per non relegare i nostri (mal)umori e l’insofferenza in un angolo e farli crescere a dismisura, con il rischio che diventino il segnale di un caos ben peggiore della tanto citata antipolitica di cui i giornali si sono colorati in questi mesi. Il pericolo della vera antipolitica (e non quella di Grillo!) è quello di spaccare il paese in due Italie e in due tipi di italiani. Queste elezioni hanno sicuramente decretato un cambiamento che verrà studiato: un Movimento auto definitosi non–partito (ma che nei fatti non lo è: << un partito è un qualsiasi gruppo politico identificato da un’etichetta ufficiale che si presenta alle elezioni, ed è capace di collocare attraverso le elezioni, libere o no, candidati alle cariche pubbliche >> [Sartori, 1976 ] ) ha scavalcato e non di poco le percentuali di partiti ben più stagionati come l’Italia dei Valori e la Lega Nord, per non parlare del superamento netto dei tecnocrati montiani che neanche due anni fa sembravano essere i salvatori della patria. Il problema dell’Italia e degli italiani è proprio questo: cerchiamo un salvatore (incarnato da uno o pochi non importa) che da bravo genitore ci tiri fuori dai guai, magari senza una punizione. Quello che invece ci siamo ritrovati a fronteggiare è una situazione in cui questo genitore-salvatore non esiste e il panico di tale anomalia/novità politica ha destabilizzato noi e il mondo. A questo punto mi azzardo a dire, da giovanissima ragazza inesperta sia di politica sia del mondo: ma siamo davvero finiti nel caos e nel ciclone dell’ingovernabilità? Non credo. Credo invece che la gente non sia abituata a vedere una situazione del genere, e non sappia cosa pensare e come muoversi, ma non tutti i mali vengono per nuocere. Grillo è stato molto chiaro a riguardo (e una volta tanto ha detto qualche frase senza un vaffa in mezzo): voteremo le leggi che riteniamo in linea con i punti del Movimento. Andando a leggere i punti del non-partito non mi vengono conati di paura e vomito, quindi tanto schifo non fa. Una giusta obiezione che si potrebbe fare può riguardare l’inesperienza dei rappresentanti eletti, ma io vorrei ricordare che l’esperienza dei politici che finora ci hanno governato ci ha comunque portati al collasso (per fortuna non come quello greco), quindi perché non vedere come andrà? Troppo utopista e illusa? Forse, ma abbiamo alternative? Nel frattempo ricordiamoci che il Parlamento è grande e che di poltrone ce ne sono tante. Forse i grillini non avranno capacità eccelse nel fare il lavoro dei politici (un lavoro che deve essere onesto, corretto e pulito), ma c’è da sperare che almeno siano il deterrente che spaventi gli eventuali incapaci e disonesti e che insieme a chi è più capace rimetta in piedi questo paese. Le critiche per queste elezioni ci sono state servite su un piatto d’argento ed è fin troppo facile approfittare di questa ghiotta occasione per lanciare colpe di una presunta ingovernabilità esclusivamente al M5s. Non esprimo preferenze politiche, ma un appello a sperare ancora sì. Impegniamoci piuttosto in prima persona a fare e vivere una buona politica già nelle nostre case e nelle nostre città, ricordandoci quello che diceva Giorgio Gaber in una sua canzone del 2003: “ Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono!”

Annunci
  1. Nel mio precedente post ho citato Chiara Lubich che forse molti non conoscono, pur essendo stata una protagonista del XX secolo, lei, oltre al Movimento dei Focolari, ha fondato anche il Movimento Politico per l’Unità e l’Economia di Comunione. Chiara Lubich (Trento 22.01.1920, Rocca di Papa 14.03.2008) durante il fascismo vive anni di povertà: il padre, socialista, perde il lavoro a causa delle sue idee. Per mantenersi agli studi, Silvia (il suo nome di battesimo: assumerà poi quello di Chiara, affascinata dalla radicalità evangelica di Chiara d’Assisi) dà lezioni private. Nel 1939, in pellegrinaggio a Loreto, la Lubich intuisce la sua vocazione: una riproduzione della famiglia di Nazaret, una nuova vocazione nella Chiesa, e sente che molti avrebbero seguito questa via. Il 7 dicembre 1943, sola in una cappella, fa la promessa di donarsi a Dio per sempre. Agli inizi degli anni ’40 Chiara Lubich, giovanissima insegnante elementare a Trento e spinta dalla ricerca della verità, si era iscritta alla facoltà di Filosofia dell’Università di Venezia. Nel clima di odio e violenza della Seconda guerra mondiale, sul crollo di ogni cosa, scopre Dio come l’unico ideale che rimane. Con le sue prime compagne, nei rifugi, sotto i bombardamenti, porta solo il Vangelo. «Quelle parole – scriverà – sembrano illuminarsi di una luce nuova». Dio è amore. Nel comandamento dell’amore scambievole, esse individuano il cuore del Vangelo; nel testamento di Gesù «che tutti siano uno», il piano divino di unità universale e lo scopo della loro vita; in Gesù crocifisso, che giunge a gridare l’abbandono del Padre, il segreto per comporre ovunque l’unità. Dalla loro esperienza del Vangelo vissuto nel quotidiano nasce una spiritualità spiccatamente comunitaria che dà origine al Movimento dei Focolari.
    dastutomario@alice.it

  2. Sono d’accordo con quest’analisi della situazione politica del dopo voto. Tuttavia vorrei spostare la riflessione critica a monte dei fatti recenti di cronaca politica. La situazione italiana è in questo periodo complessa, né è mia intenzione riuscire a proporre indicazioni utili per venir fuori dal guado. Non esistono ricette preconfezionate. Occorre però che, oltre ad una sana critica sociale, si prenda coscienza dei mutamenti epocali che stiamo attraversando. Per questo l’unica ricetta che intanto mi sembra valida per l’attuale momento politico sarebbe quella della navigazione a vista, per ora. L’Italia sta pagando sulla sua pelle il difficile lascito della postmodernità, quando la globalizzazione ha imposto l’emergere di nuovi paradigmi culturali. Uno degli aspetti più enigmatici della globalizzazione poi è la tendenza a collocare il pensare politico al di fuori delle singole nazioni. Con la globalizzazione, le organizzazioni finanziarie sono arrivate a detenere un ruolo chiave non solo nell’organizzazione dell’economia, ma anche in quella della società nel suo complesso. La finanza globale equivale a dieci volte il PIL mondiale ed è capace di spostar in tempo reale enormi quantità di risorse da un capo all’altro del pianeta. Il potere delle imprese finanziarie multinazionali, come si sa, si fonda sulla possibilità di esportare capitali e posti di lavoro dove ciò è più conveniente. Tutto questo avviene senza un dibattito in parlamento, senza una decisione governativa o mutamenti legislativi: da qui il concetto di politica succube. Purtroppo non è la politica che governa l’economia bensì il contrario. La mia pertanto può essere solo una proposta di orientamento mentale, cominciare a pensare glocal (visione globale e azione locale), Il globale e il locale possono essere visti come i due lati della stessa medaglia, cioè versanti che dovrebbero collaborare e non confliggere. Esistono già diverse tendenze culturali che cominciano ad andare in questa direzione come per esempio il movimento politico per l’unità, oppure l’economia di comunione, ecc… Avendo in cuore la speranza di queste opportunità, Chiara Lubich, citando San Lorenzo, ha scritto: “La mia notte non ha oscurità”.
    Mario D’Astuto

  3. A questo punto mi azzardo a dire, da giovanissima ragazza inesperta sia di politica sia del mondo: ma siamo davvero finiti nel caos e nel ciclone dell’ingovernabilità?

    Ciao Silvia, direi, tranquilla….
    Non sei la sola a dover fare i conti con questo tipo di percezione, anzi il fatto che tu sia giovanissima, io quarantenne e il Marco Revelli (anziano),ma lucido politologo, fa si che da febbraio i n poi, niente sarà più come prima.
    Ti , consiglio un libro di Revelli, che abbiamo incontrato venerdi a Bologna, grande e umile persona, che nonostante la enorme cultura, riesce a chiudere i discorsi con la lucidità di mia madre, tesserata pd per 55 anni fino al 2011,che diceva due cose, 1- che il Partito di sinistra doveva tornare da “entità”(è una parola che ha svariati significati), tipo pubblico-privato, basta che si chiuda, finanziamenti a scuola privata o no!, basta che si chiuda, finanziamenti ai partiti, basta che smettiamo di parlarne; a Partito con Realtà Visibile, (cosa più difficile e ormai dimenticata.
    2- Bersani, dovrebbe dimettersi!, qui, dopo la paura che potrebbe presentarsi Renzi, mi sono ripreso e ho pensato il perche mia suocera dicesse una cosa del genere.

    Allora cerco il video del Mea culpa che hanno fatto gli alti vertici del pd nel dopo elezioni, Bindi, Bersani, ecc.
    Conclusione pragmatica.. quando feci una analisi della mia vita e lavoro, con questi denigranti termini, cambiai sia vita che lavoro.
    Ma visti i termini democratici odierni, votazione per abrogazione, e (chi perde di meno apparirà vincitore), la strada sarà sicuramente lunga.

    Finale di partito. di Marco REVELLI, Einaudi editore

  4. Una bella e lucida analisi, condivisibile in tanti punti. Almeno proviamo un’aria nuova, diamo una possibilità a questi “cittadini come noi” che, magari non saranno ferratissimi sulla gestione della cosa pubblica, ma almeno sembrano pieni di buone intenzioni, in particolare quella di operare fuori dallo schema di corruzione e inamovibilità cui siamo abituati da decenni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: