GIUGNO 2013 N.32

SE IL NOSTRO PIANETA FOSSE UNA BANCA, LO AVREBBERO GIA’ SALVATO di Benedetto Lodi ’92

In ATTUALITA' on 10 febbraio 2013 at 06:07

 terra e sole

Per disegnare le nuove rotte di una società sostenibile e a misura d’uomo non servono teoremi astrusi, ma semplici ricette e la volontà di metterle in pratica. Da tempo ci sentiamo ripetere che esiste un’emergenza ambientale, e la maggior parte di noi ha imparato sui banchi di scuola che cosa sono l’effetto serra, il buco nell’ozono, la deforestazione, lo smaltimento dei rifiuti e altri temi riguardanti l’ambiente. Sempre sui banchi di scuola, o attraverso i canali d’informazione, la maggior parte di noi ha imparato quali siano le buone pratiche ambientali e si è fatto un’idea degli interventi necessari a livello globale e locale per arrestare il disastro ambientale al quale stiamo andando inesorabilmente incontro. Prendiamo in considerazione i rifiuti. Bisogna dire, innanzitutto, che prima della comparsa dell’uomo non ne erano presenti grandi quantità perché tutto, in natura, veniva riutilizzato o si smaltiva in poco tempo, senza inquinare. Questi scarti o avanzi dovuti alle più svariate attività dell’essere umano sono il risultato di una società che spreca; una società in cui una persona acquista senza poi utilizzare o consuma in maniera spropositata. Col tempo bisogna far diventare questa società più sobria. Intanto però, l’ambiente del nostro pianeta cambia: l’aumento della temperatura terrestre ne è un esempio e, come molti di noi sanno, la causa principale sono i combustibili fossili (petrolio e carbone) che vengono utilizzati dalle grandi nazioni industrializzate come Stati uniti e Cina ( N.B: in Cina, la maggior parte di combustibili fossili è utilizzata esclusivamente per la produzione di materiali e svariati oggetti che verranno poi tutti inviati ai paesi occidentali). Purtroppo non si potrà mai pensionarli del tutto (fino a che non si esauriranno) dato che servono principalmente per la lavorazione dei metalli come l’acciaio, per la cui fusione sono necessarie temperature talmente alte che non si raggiungono con energie rinnovabili come quella eolica, geotermica o solare. I combustibili fossili andranno usati, ma dobbiamo chiederci se abbiamo ancora veramente bisogno di costruire grandi quantità di acciaio e, soprattutto, per fare cosa. Noi esseri umani saremo comunque costretti ad adattarci a cambiamenti ambientali nei prossimi decenni, dato che siamo ancora in tempo per ridurre l’effetto di questi ultimi, ma in ritardo per arrestarli del tutto. Alcuni studi dimostrano che anche se si dimezza la quantità di emissioni di CO2 ad arrivare al 2050 avremo comunque un aumento della temperatura di 1,8 °C. Anche se tutto ciò potrebbe apparire inspiegabile, continuiamo a preferire incendi, uragani, inondazioni, siccità, desertificazione ed altre catastrofi legate ai cambiamenti climatici piuttosto che mettere in discussione il nostro stile di vita e modello di sviluppo che hanno un costo per le nostre tasche e per quelle del nostro Pianeta e che, in fin dei conti, non ci piacciono neanche più tanto.

 inquinamento-indoor-cambiamenti-climatici

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  1. Ciao! Vorrei solo dire un grazie enorme per le informazioni che avete condiviso in questo blog! Di sicurò diverrò un vostro fa accanito!

  2. Caro Benedetto, la società non la fermi. Quello che vai cercando non solo è fisicamente irrealizzabile, ma, anche solo da un punto di vista concettuale, impensabile. La domanda che poni è essenziale, là dove chiedi se abbiamo bisogno “ancora di costruire grandi quantità di acciaio”, che interpreto come domanda chiave contenente, in realtà, tante altre. Guarda la Cina, l’India: quasi 2,5 miliardi di persone che cominciano a volere anche loro la loro fetta di energia, la loro fetta di civilizzazione. Come puoi fermare, o anche solo sperare di posticipare la fine ultima della nostra esistenza che noi stessi abbiamo decretato scegliendo modi e fini da raggiungere, imponendo ai paesi, cosiddetti, “in via di sviluppo” di guardarci, invidiarci, e non partecipare? Davanti ad un mondo così vasto, così pieno di persone sempre più mediaticamente controllate, cosa può fare un libro, un articolo, un pensiero? E questa è una realtà con la quale diversi trascinatori di folle, quelli “buoni”, hanno dovuto fare i conti. Adesso mi viene in mente Gaber, il quale verso la fine dei suoi giorni scrisse il celebre album dal titolo “La mia generazione ha perso”. Ci aveva creduto così tanto, probabilmente abbagliato dai teatri pieni, illuso che tutti quei volti fossero in realtà espressioni di pensieri, idee, intelligenze, modi di vivere consoni, modellati alle rispettive ideologie che li avevano portati lì, da lui; magari proiettando quello che lui desiderava ingenuamente che gli altri pensassero nei loro occhi, in realtà profondamente distanti, spiritualmente diversi. Questo per giungere ad una, mi auguro, non definitva conclusione: se il sociale, l’altro, non è più dal singolo modificabile tranne che raggiungendo l’apice di qualche strumento di comunicazione, allora le conoscenze proprie devono servire al singolo, alla persona che le possiede. Vivile, amale, detestale e mettile in atto, tu nel tuo piccolo. Magari il tuo comportamento verrà preso come esempio, e in quel caso sarà molto più forte ed incisivo di quanto non lo sarebbero state le tue parole. Prendi le tue conoscenze come gradini per raggiungere una dimensione personale più elevata. Non ti sto suggerendo di chiudere i ponti con gli altri: continua a parlare, a scrivere a fare quello che fai, ma senza sperare, senza illuderti. Agisci. I più grandi uomini del passato, a mio modesto modo di vedere, avevano in comune una cosa sola: Hanno cercato di vivere seguendo le proprie idee. Spero di essere stato chiaro nel messaggio e di non essere stato troppo categorico, lato del carattere che in tanti mi rendono noto e, ahimé, detestano.

  3. Ecco, perchè queste belle parole, questi bei princìpi, enunciati da tanti, non vengono poi messi in pratica, o se lo sono, spesso vengono applicati così mal volentieri? E parlo anche dei giovani, i padroni del futuro, che vedo creare valanghe di rifiuti, come quelli elettronici per l’ambizione dell’ultimo modello; vedo applicare spesso di malagrazia la raccolta differenziata; sputare gomme e cicche sui marciapiedi; alimentarsi con cibi spazzatura inquinanti; usare auto e moto tutto fuorchè ecologiche….e qui mi fermo, anche se la lista sarebbe lunga. Peccato, perchè non ci sarà data una seconda occasione, su questa Terra e i giovani sono il fulcro di un movimento risolutivo per la sua, la nostra, salvezza.

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