GIUGNO 2013 N.32

THINKING ABOUT di Sofia Bergami ’92

In CURIOSITA' on 9 dicembre 2012 at 05:22

Mi è stato praticamente imposto: “SCRIVI”. Un po’ perplessa, credo di aver detto qualcosa della serie “ma su cosa?”, e sempre nel credo e nel forse del ricordo di questa proposta, mi è stato risposto “su quello che vuoi, su quello che senti di dover dire”. Non capita a tutti gli assetati di giornalismo come me, di avere a che fare con persone che ti lasciano carta bianca sul cosa, sul come e sul perché dell’articolo. Con calma: io mica sono una giornalista, sia chiaro. Molto semplicemente sono un’appassionata di tutto quello che è nero su bianco, di tutto quello che si legge. Sono un’appassionata dei racconti, dei romanzi ottocenteschi, di tutto quello dove le parole trasudano di vita e di esperienze fatte o sognate. Sono un’appassionata degli articoli d’inchiesta, di tutto quello che preoccupa. Sono una di quelle che quando entra in libreria affonda il naso nei libri e non vuole sentire nient’altro che l’odore di carta riciclata, odore d’inchiostro, odore di colla. Sono una di quelle che ha la penna facile. O le dita veloci, se parliamo di tastiere. Se non si fosse notato, sono anche una di quelle che si dilunga molto. D’altronde: scrivo come parlo. Sarebbe, inotre, il primo articolo (massì dai, si può anche definire tale) che qualcuno ha il coraggio di pubblicare, e nessuno sa niente di me. Prendete tutto ciò come una sottospecie di presentazione in preparazione a quello che si leggerà. Ritornando al flash back su quando qualcuno mi ha detto di scrivere, volevo far notare che lo sto effettivamente facendo. Sto lasciando che le parole escano così: un po’ a caso, correggendole ogni tanto e riguardando la punteggiatura. Probabilmente sto facendo quello che vorrei accadesse in generale: che le cose venissero da sé e bona, fine della storia. Tutti con un “happy ending” in mano e baci e abbracci. Non sto facendo la piagnucolona di turno, stavo semplicemente riflettendo su quanto delle volte stiamo a fare, brigare, programmare situazioni per poi non risolverci un emerito… Delle volte, e su questo non si discute, lasciamo che siano le giornate degli altri a influenzare e a trasportare le nostre. Facciamo i pelandroni e lasciamoci trascinare dalle cose che avvengono, senza chiederci sempre il perché, senza cercare di dare spiegazioni a tutto. Non sempre le cose hanno spiegazioni. O meglio, non sempre fa bene ricevere spiegazioni. Facciamo come stanno facendo le mie dita sulle lettere: lasciamoci andare. Si assorbono talmente tante emozioni, talmente tante storie di persone, talmente tante eventualità che a fine giornata hai i polmoni pieni. E non della sigaretta che hai appena spento. Neanche del profumo di casa. E neppure del profumo di foglie bagnate. Le prospettive nuove, hanno un profumo che.. Non so se mi sono spiegata.

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