GIUGNO 2013 N.32

IL GALVANI SI E’ FERMATO A PENSARE di Clara Fiorentini ’94

In ATTUALITA' on 9 dicembre 2012 at 05:24

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Il Galvani si è fermato a pensare. A pensare alla scuola pubblica e alla situazione del nostro Paese, colpito da una crisi fortissima e da pesanti politiche di austerità. Forse sarebbe utile considerare che questa crisi è non solo finanziaria, ma anche culturale e sociale. Per noi la scuola pubblica è fondamento della cultura e promotrice della giustizia  pensiero-critico-sociale. Essa infatti non produce ingranaggi di una macchina, ma forma individui autonomi e capaci di quella analisi critica che è alla base della democrazia. Se lo Stato sottrae ai cittadini la possibilità di elaborare un pensiero critico, si indeboliscono le basi della democrazia stessa. Nel nostro Paese la scuola è stata profondamente colpita. Considerata una mera voce di bilancio e non uno strumento per promuovere l’uguaglianza e la diffusione dei valori di cittadinanza, ha subito una costante delegittimazione, oltre che una continua riduzione delle risorse. Il sapere è stato mercificato. Ci è stato detto che “con la cultura non si mangia”; giusto, non si mangia, ci si fa molto di più: si costruiscono coscienze, si forma lo spirito critico, si arricchisce il proprio patrimonio. Al contrario, lo Stato ha scelto di investire risorse nelle scuole paritarie, ma la Costituzione parla molto chiaramente: “enti e privati” hanno sì “il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione”, ma “senza oneri per lo Stato”, cioè senza finanziamenti o contributi pubblici. Nell’azione del ministro Profumo non c’è stata un’opportuna discontinuità rispetto a chi l’ha preceduto: ha infatti subito cercato di mettere al centro il merito, dimenticando che se non c’è uguaglianza di opportunità è ipocrita parlare di ogni forma di meritocrazia, destinata a diventare plutocrazia. In mente abbiamo una scuola diversa, che di certo non livelli alla mediocrità ma che, allo stesso tempo, sappia valorizzare tutti, manifestazione studentescaanche i più fragili. Ugualmente il DdL 953, contro il quale le scuole del Paese si stanno mobilitando, riduce di fatto la rappresentanza degli studenti e introduce la presenza di “privati” nella gestione della scuola. Noi studenti del Galvani non ci astieniamo dalla protesta, anzi entriamo a far parte della mobilitazione generale dei licei cittadini, insieme ai nostri docenti. Vogliamo rafforzare il rapporto fra docenti e studenti instaurando uno scambio reciproco di Cultura. Da venerdì 30 novembre abbiamo scelto di organizzare un’autogestione che sia un punto di partenza per una mobilitazione generale ben più ampia, fatta di informazione, mostre, dibattiti, flash mob ed eventi, che ci vedranno coinvolti in questi giorni e che vorranno coinvolgere l’intera città. Ci piacerebbe che questa unità d’intenti fosse rafforzata anche all’interno della Scuola stessa, il luogo nel quale due figure con ruoli diversi si confrontano, protagoniste di un sapere che non sia soltanto nozionistico ma dialogico. Victor Hugo diceva: il romanzo è lo specchio della nostra società. Il Galvani dice: è la scuola lo specchio della nostra società. Se questa società è corrotta, sbagliata e malata, anche la società futura -ovvero gli studenti- saranno corrotti, malati e sbagliati. Questa lettera è stata scritta da un gruppo di studenti del Galvani durante l’autogestione che ha avuto luogo dal 30 Novembre al 4 Dicembre. Come in ogni scuola è stata effettuata una votazione, una sorta di “referendum”, per decidere quale fosse la migliore forma di protesta per esprimere il nostro dissenso. L’occupazione, a causa forse anche di atti un po’ sleali da parte della preside, non ha ottenuto la maggioranza, e così è stato deciso per un’auto/cogestione. Vi era regolare appello nelle proprie classi alle 8.30 di mattina, e successivamente erano proposte una serie di lezioni divise in due grandi blocchi: ci sono stati esterni e professori che hanno parlato di teorie economiche, del conflitto palestinese, di legislature e di diritti, di storia della protesta e di tanto altro. Ma è da lodare anche il lavoro di tutti noi studenti: l’autogestione è stato un momento cruciale per organizzare flash – mob, produrre volantini e cartelloni, e soprattutto per confrontarsi su temi attuali e sulla condizione politica e socio-economica del paese. Questa autogestione è stata fatta, infatti, soprattutto per informare, per dare l’opportunità a tutti gli studenti di avere a disposizione persone competenti che potessero trasmettere nel migliore dei modi il loro sapere. Ed è proprio di questo che si tratta: di sapere. Non possiamo in prima persona cambiare le leggi, però credo sia necessario cercare di essere il più informati possibile per poter così esprimere un giudizio non dico giusto (il giudizio non è giusto o sbagliato è semplicemente un’opinione espressa successivamente ad una valutazione), ma più critico possibile, e sostenuto da un’ampia base di informazioni. Ovviamente l’autogestione deve anche essere un momento di unione e di coesione dell’intera scuola, un momento in cui non siamo confinati nelle nostre classi di sempre, ma frequentiamo lezioni con persone sempre diverse che condividono più o meno il nostro stesso interesse per l’argomento. E da un partecipata e produttiva unione non possono che venire fuori grandi iniziative: sono stati infatti organizzati una serie di flash mob a mio parere molto significativi: è stato ricoperto il muro esterno della scuola con una marea di post-it, nella quale ognuno poteva esprimere il suo parere riguardo alla scuola; sono state fatte lezioni pomeridiane; di domenica, in Piazza Maggiore, è stato simbolicamente inscenato un “congelamento” della cultura, ed stata addirittura scritta una lettera a Babbo Natale! E altro ancora! C’è sicuramente chi penserà che tutto questo sia solo un modo per interrompere il regolare svolgimento delle lezioni: beh che in questi giorni non si faccia normalmente lezione è un dato di fatto, non lo si può negare, ma se lo scopo di questa autogestione è stato pienamente raggiunto, allora forse  saltare le lezioni è stata solo una condizione necessaria alla realizzazione di questi grandi progetti di informazione e mobilitazione. i post it sul muro della scuolaVorrei inoltre sottolineare che essendo un’ auto/cogestione tutti i professori erano presenti a scuola, e su comune accordo è stato possibile svolgere comunque interrogazioni e compiti in classe, ovviamente solo se strettamente necessario. C’era in più un’intera ala della scuola che, previa autorizzazione, poteva essere usata esclusivamente da studenti delle classi quinte per poter studiare. Vorrei quindi concludere dicendo che sono stati 4 giorni veramente produttivi, organizzati dai rappresentanti di istituto e da altri collaboratori (Commissione Assemblee, Security, professori,…) in modo assolutamente lodevole. Il tutto si è concluso martedì mattina, con una sorta di buffet e di festa in cortile, un momento importante di condivisione e unione all’interno della scuola stessa.

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  1. Un bellissimo articolo. Che dire di più? Che la vostra parola, il vostro grido deve essere, giustamente, fortissimo; che la vostra presa di coscienza delle ingiustizie sociali, della “mancanza di futuro” , sono finalmente saltate fuori con prepotenza, e vanno manifestati con tutta la forza che potete. Senza violenza, ma con ogni forma di protesta.

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