GIUGNO 2013 N.32

L’ALTRA META’ DEL MONDO di Mattia Capelli ’92

In OPINIONE on 14 ottobre 2012 at 01:01

Curiosità e voglia di mettersi alla prova sono i requisiti necessari per buttarsi in molti tipi di esperienze, ma per intraprendere alcuni viaggi più impegnativi, tipo quello del volontariato nelle missioni umanitarie sparse nel mondo, potrebbero non bastare. Se uno vuole spingersi oltre ed entrare a contatto con delle realtà totalmente differenti dalla sua, deve avere anche un forte spirito di adattamento e la capacità di entrare in sintonia con l’ambiente e le persone circostanti. Capita spesso di trovarsi davanti a programmi televisivi o articoli che illustrano determinate situazioni sociali nel resto del mondo, in particolare Nord Africa, Africa centrale e Sud America, ma nonostante questo basti a creare un’immagine nella testa di chi si sta documentando, non basta a portarlo a contatto diretto con quella realtà, perché immaginarsi un’esperienza di quel tipo non è certamente la stessa cosa di viverla. Personalmente penso che se le missioni religiose e le associazioni che gestiscono rapporti internazionali di questo tipo riuscissero ad avere una “pubblicità” meno scontata e più diretta, riuscirebbero ad attirare molte più persone di quelle che già attirano e sicuramente sarebbe una scelta presa sempre più spesso soprattutto dai giovani. L’esperienza che ho vissuto quest’estate in Tanzania è stata sicuramente più utile a me e alle persone con cui sono andato che alle persone che siamo andati a trovare e, nelle nostre piccole possibilità, ad aiutare. Quando ne parlo cerco sempre di non entrare troppo nel dettaglio perché sono convinto che ognuno prova, viva e senta cose diverse dalle altre persone e ognuno, durante la sua permanenza in un posto cosi lontano, tenda a notare le sue debolezze e allo stesso tempo i suoi punti di forza. Se c’è un consiglio che penso di poter dare a chiunque, più o meno giovane che sia, è di abbandonare, anche solo per un mese, qualsiasi tipo di abitudine o quotidianità forzata e provare da sè tutto il flusso di emozioni, sia positive che negative a cui andrebbe incontro vivendo un’esperienza del genere.

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