GIUGNO 2013 N.32

DIAZ: DON’T CLEAN UP THIS BLOOD di Giulia Cavazza ’90

In ATTUALITA', CULTURA on 13 maggio 2012 at 04:35

Diaz è il nome di una scuola di Genova, divenuta famosa a causa del vertice G8 svoltosi nel luglio 2001, e oggi è il titolo di un film, amato e contestato, realizzato da Daniele Vicari.In breve, il film narra l’intervento effettuato dalla polizia all’interno della scuola Diaz in cui vi erano riuniti i manifestanti contro il summit internazionale; l’intero film è incentrato sui ricordi e sulle testimonianze dei processi e segue le vicende di alcuni protagonisti che ci guidano a capire cosa avvenne quella sera nell’edificio, attraverso scene talmente drammatiche e reali da riuscire a sentire, in prima persona, le emozioni percepite da coloro che, per difendere i propri ideali, hanno subito maltrattamenti e ingiustizie. Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti fanno irruzione nell’edificio, assalendo, picchiando e arrestando senza una motivazione precisa centinaia di ragazze e di ragazzi provenienti da più parti del mondo. Per riscuotere credibilità, riequilibrare la situazione e per giustificare il loro comportamento, successivamente falsificano le prove riguardanti presunte armi trovate all’interno della scuola, come le bombe molotov che in realtà vengono portate nel complesso scolastico dai poliziotti stessi, oltre presunti reati di resistenza. Ritengo che il comportamento tenuto dai quei poliziotti, quella notte, fu totalmente illegale e vergognoso, e soprattutto per uno Stato che pretende d’essere democratico, è fondamentale che i suoi funzionari, persone della giustizia, le prime che in molte situazioni dovrebbero essere l’esempio da seguire, agiscano nel rispetto della persona e del suo diritto di manifestare ed esprimere le proprie opinioni, così come è fondamentale che agiscano nel rispetto della legalità, in quanto  il loro  lavoro è quello di mantenere l’ordine e far rispettare le leggi. Com’è possibile che ciò venga fatto dai cittadini se sono loro i primi a sgarrare? Questo non significa vietare ai poliziotti di fare il loro lavoro e nemmeno che noi cittadini siamo giustificati nel commettere atti illegali, ma è giusto e importante che ognuno possa mantenere il proprio ruolo senza dover ricorrere alla violenza; da entrambi le parti. «La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale.» Questo film non nasce per far polemica o provocare litigi, bensì per far entrare nella memoria delle persone e dell’intero paese, dei fatti noti a molti, se non si vuol dire a tutti, ma dimenticati. A mio parere è proprio questa la miglior qualità e allo stesso tempo l’obiettivo del produttore Daniele Vicari: attraverso una cascata di immagini, di parole, ma anche di silenzi molto toccanti, vuole far entrare nella memoria della presente generazione, così come di quella futura e di tutti coloro che hanno vissuto indirettamente l’accaduto, elementi destinati a restare a tempo indeterminato nelle nostre menti, affinchè un’esperienza simile non venga dimenticata e non si ripeti.

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  1. “POLIZIOTTO DI STATO ASSASSINO LEGALIZZATO!” Mai come in quel momento questo slogan si è dimostrato vero…. e’ stato un abuso di potere ingiustificato.

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