GIUGNO 2013 N.32

QUANDO I FURBI RUBANO AI POVERI di Maddalena Cornacchini ’95

In ATTUALITA' on 15 aprile 2012 at 04:18

Spesso mi disinteresso completamente delle notizie del telegiornale. Qualche volta le ascolto distrattamente. L’altro giorno una notizia mi ha letteralmente catturata; forse perchè riguardava Bologna o forse perchè facevo fatica a crederci: un uomo si è dato fuoco davanti all’edificio di Equitalia a motivo della crisi economica che, diceva lo speaker, “lo aveva ridotto alla disperazione”. Darsi fuoco credo sia un gesto estremo ben oltre la soglia della disperazione. Un conto è pensare alla morte come soluzione dei propri problemi, ma darsi fuoco è diverso. Si tratta di una morte lenta e dolorosa e nemmeno certa: si può essere salvati e rimanere sfigurati per il resto della vita, portando così per sempre con sè, come un marchio, le disgrazie dalle quali si vuole fuggire. Il mio pensiero è corso a Mohamed Bouazizi, tunisino, che il 18 dicembre 2010 si è dato fuoco per protesta in seguito a maltrattamenti da parte della polizia. Il suo gesto è servito da scintilla per l’intero moto di rivolta che si è poi tramutato nella cosidetta “rivoluzione dei gelsomini”. In questo caso, l’episodio di violazione dei diritti umani, di cui Bouazizi è stato vittima, era sintomo di un sistema prepotente e violento contro cui il tunisino ha gridato con la vita. Ma qui, in Italia, quale sistema ha indotto il nostro connazionale ad una protesta così estrema? La scelta del luogo, ossia l’edificio di Equitalia (la società incaricata in Italia di riscuotere le tasse), può far pensare ad una protesta contro un sistema di tassazione troppo elevato. Io penso però che il sistema che ha schiacciato Giuseppe Capaniello, così si chiama l’artigiano edile che si è dato fuoco, sia quello dei furbetti che evadono il fisco, o che più in generale pensano al proprio tornaconto senza alzare lo sguardo sulla società che li circonda, senza rendersi conto che ogni euro guadagnato con qualche “furberia” è rubato ai più poveri e ai più deboli della società. Giuseppe Capaniello è ora ricoverato nell’ospedale di Parma in condizioni gravissime ma stabili. Spero che si riprenda presto e che il suo gesto ed il suo “sacrificio” possano parlare alla coscienza di molti.

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  1. Sono passati giorni e Campaniello è deceduto, c’è stata la sfilata delle vedove dal Maggiore, altri suicidi più o meno riusciti 😦 . L’ingiustizia sociale, quella fiscale, quella della riscossione esosa e coercitiva, continuano…..

  2. Hai ragione Maddalena, è stato un gesto troppo forte, che definire soltanto come “estremo” non ne coglierebbe tutto il senso. La disperazione deve essere stata troppo profonda e le opportunità di soluzione sotto zero. Diversamente non si potrebbe spiegare una scelta simile!

  3. Ammiro la tua sensibilità . . . però oltre a condannare gli evasori, che forse sono costretti a fare del nero per campare, io guarderei con una lente di ingrandimento anche equitalia, che di equo ha solo il nome, con interessi e spese legali esagarati e con il vizietto di fare il fermo amministrativo su veicoli di proprietà che comporta notevolissisi disagi e spese aggiuntive . .

    Nicolò

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