GIUGNO 2013 N.32

MOVIMENTO ULTRAS di Mirco Cavazza ’93

In SPORT on 15 aprile 2012 at 03:59

Quando si parla di ultras si pensa subito a delinquenti che, non sapendo come sfogare la loro rabbia repressa,  la fanno sfociare in atti violenti contro la Polizia o i tifosi “normali” appartenenti ad altre squadre. NON E’ QUELLO! L’ultras non vuole essere obbligatoriamente capito da chi non la pensa come lui, l’ultras è quello che fa 1000 km per seguire la sua squadra e per la quale farebbe ogni cosa; l’ultras è eccezione alla regola; l’ultras non è violenza gratuita, ma è colui che cerca un confronto leale con un altro ultras; l’ultras non è un tifoso normale, è di più;  l’ultras veterano da l’esempio al più giovane e quello più giovane rispetta il veterano; l’ultras fa parte di una famiglia, cioè il proprio gruppo di appartenenza, per la quale farebbe di tutto; l’ultras è quello che canta 90 minuti ininterrottamente a sostegno della propria squadra per poi tornare a casa senza voce. Essere ultras comporta avere delle responsabilità non sempre piacevoli, ma si sa a cosa si va incontro. L’ultras è una persona che porta avanti molti ideali: l’amicizia, il rispetto, la lealtà, l’orgoglio d’appartenenza, la goliardia, la passione. Il mondo ultras e l’essere ultras sono cose difficili da capire, e nessuno chiede di essere capito, ma rispettato per il proprio pensiero e per come viene vissuto lo stadio secondo questa mentalità. Proprio perché non viene capito e rispettato, viene messa in atto una repressione enorme senza valide motivazioni, creando leggi specifiche al mondo ultras come il DASPO (Divieto di Accedere a manifestazioni SPOrtive) o la Tessera del tifoso. La rovina del calcio dicono che sia proprio l’ultras, ma la vera rovina sono i biglietti nominali, la pay-tv, i giocatori che vendono le partite, i presidenti corrotti, i tornelli ecc..L’ultras è l’unica parte sana di un calcio in cui, adesso, non c’è più  nulla.

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  1. Per capire molte cose sull’uomo è utile osservare un branco di lupi, o meglio di iene. L’uomo primitivo si muoveva in gruppi, cacciava con le regole del branco e all’inizio spolpava le carcasse degli animali uccisi dai predatori, come fanno le iene.
    Le regole del branco sono molto precise: c’è il forte senso del gruppo, l’unione contro il nemico comune, la sottomissione al capobranco.
    Quando feci il servizio militare fu molto interessante – e alcune volte rischioso – osservare le logiche del gruppo che si instauravano nelle camerate: lo spirito di corpo, la fratellanza per vincere la solitudine, la sottomissione ai “vecchi”, le punizioni per chi trasgrediva. Le stesse cose si osservano nei gruppi ultras, in cui le dinamiche sono semplificate al livello tribale. Ci sono cose buone: l’amicizia, lo spirito di gruppo. Ma senza una ferrea gerarchia, la sottomissione ai leaders e un nemico da combattere questi gruppi non starebbero in piedi. Questi aspetti emergono anche nell’articolo e nel commento di Sami.
    Durante la caccia, una notte, uno di quegli uomini primitivi alzò gli occhi al cielo e vide le stelle. Da quel giorno gli uomini si sono interrogati sul senso della vita, sulla ricerca delle felicità, sul cielo e sull’aldilà. Hanno cominciato a dipingere, a suonare e cantare, a raccontare l’amore. Così sono nati la poesia, la filosofia, la religione. In una parola, la cultura.
    Il fenomeno ultras è legato alla disgregazione della nostra società, alla perdita del senso del bene comune e della cultura. Non si sa più a cosa serve la società, dove è indirizzata, dove ci portano i detentori del potere. E allora la società regredisce alle logiche tribali. Mi viene da chiedere: l’esperienza ultras è un fenomeno sociale e come tale va accettato, ed è probabilmente utile per chi non ha altro; ma non è il caso di alzare gli occhi al cielo e cercare le stelle?
    Mauro

  2. E’ sicuramente esaltante la passione sportiva. La competizione sportiva educa a dare il meglio di se stessi al servizio di una squadra,ma è un gioco e tale deve rimanere!
    Capisco il tifo per una squadra,la festa delle partite allo stadio,ma quando le parole vanno oltre il rischio della violenza é davvero forte. Certo siamo circondati da violenza e corruzione,ma ognuno di noi cominci da se stesso a cambiare i propri linguaggi per costruire rapporti di pace.
    Mi piacerebbe anche che quanti di voi si sentono “ultras”(é un termine che non mi piace perché mi ricorda l’esaltazione squadristi ca’ fascista) fossero,più severi con le loro squadre chiedendo ai propri calciatori onestà,correttezza e che protestassero per i giri di corruzione che sappiamo e per le enormi quantità di denaro che guadagnano:è un vostro diritto,vi è dovuto perché con passione sostenete una squadra.
    Ed allora DIVERTITEVI! …..ma non perdere la testa!
    Cristina Minghelli

  3. Ti ringrazio per avermi risposto, però un paio di cose: il fatto che la violenza faccia parte di questa società, che è a mio parere in parte vero, non giustifica il cittadino a perpetrarla; per esempio la lite ad un semaforo rosso può benissimo essere evitata se uno dei due non ribatte e “lascia perdere”; il fatto che la violenza, il picchiarsi siano un istinto maschile è errato, Sami. Lo dimostra il fatto che esistono tutt’oggi civiltà e popoli che non conoscono violenza, e per questo sono sotto il controllo di altri popoli, un esempio sono i buddisti in Tibet, da anni sotto il controllo “comunista” cinese. Ancora, nell’antichità sono esistiti popoli organizzati matricentricamente, ossia popoli dove “governavano” le madri, popoli quindi che non conoscevano omicidi, violenze, dove vi era un rispetto per l’uomo in quanto figlio di una madre comune. Il picchiarsi, il dimostrare che qualcosa a cui senti di appartenere domina, che quel qualcosa è più “forte” di un’altra non solo è mancanza di rispetto, ma è anche, a mio parere, il risultato di un sentimento di inferiorità, magari in altri campi (come la vita sociale, la scuola, dove questa società non aiuta come dovrebbe a far crescere, a educare, le persone). Lo stato caro Sami, concordo con te nel ritenerlo privo quasi totalmente di valori umani, tuttavia vedi, come puoi combattere un sistema malato, violento, con la violenza? E’ come sperare di spegnere il fuoco con la benzina, non ti pare? Anche il fatto delle cosiddette leggi speciali “prima agli ultras poi al popolo” è errato: tu vedi e senti particolarmente le “restrizioni” che varie istituzioni mettono in atto contro gli ultras perché tu ci sei dentro, ma pensa ad un detenuto in carcere, ad un operaio in fabbrica, ad un’insegnante a scuola, tutti loro potrebbero legittimamente ritenere lo Stato colpevole per aver tolto loro tali diritti in quel campo, ma tutti loro sbaglierebbero qualora pensassero di essere “perseguitati” dallo Stato: lo Stato sta sbagliando praticamente ovunque; soprattutto in questo periodo bisognerebbe che la gente si “coalizzasse” per dibattere di tutti i problemi creatisi nel tempo, e per affrontarli RAGIONEVOLMENTE: con la parola! Pensaci anche tu. Ciao

  4. Caro Mirco, all’inizio ero alquanto combattuto se commentare o meno, poi ho pensato, forse erroneamente, che se avevi scritto questo articolo in questo giornale poteva essere perché hai bisogno di un confronto su quelli che sono i tuoi pensieri e i tuoi principi oggi. Premetto che sono condizionato dal fatto che non ho mai condiviso certi tipi di espressione di passioni e, oserei dire, perversioni; pertanto il tuo articolo, seppur abbia cercato di leggerlo con obiettività, mi è risultato non privo di contraddizioni e confessioni talvolta disarmanti. All’inizio dai diverse interpretazioni di quello che secondo te è, o dovrebbe essere, l’ipotetico ultras: dici, e cito testualmente, “l’ultras è quello che farebbe 1000 km per seguire la sua squadra e per la quale FAREBBE DI TUTTO”, ancora, “l’ultras fa parte di una famiglia [..] per la quale farebbe di tutto”; ora, rendersi disponibili a “fare di tutto” per una squadra o per un gruppo, a rigor di logica sottintenderebbe il compiere atti, anche violenti, senza limitazione alcuna, qualora la situazione lo richieda, mi sbaglio? Quindi ti sentiresti giustificato a compiere qualsiasi gesto in nome della tua squadra, vero? Ma le squadre di calcio chiedono ai propri tifosi di menarsi, forse? Chiedono, forse, alle loro tifoserie di insultarsi vicendevolmente? Se non fosse così, infatti, il fatto di sentirsi in dovere di compiere qualsiasi cosa per la propria squadra non avrebbe senso perché la propria squadra, altro non dovrebbe richiedere se non il “sostegno morale”. Evidentemente, faresti qualsiasi cosa perché si creano situazioni esterne al campo di calcio che necessitano di una negazione del giudizio personale, vale a dire il tuo, che perdi immediatamente nel momento in cui dici che “faresti di tutto per”, perdendo la lucidità su quello che DOVREBBE essere il tifare una squadra, e su quello che essa indirettamente, dovrebbe richiederti. Vado avanti, e dici che “l’ultras non è violenza gratuita”: esiste, forse, una violenza non gratuita? L’ultras quindi è un movimento che è in diritto di compiere violenza non gratuita perché altra gente la merita? A questo concetto si lega l’altra tua frase, ossia che “l’essere ultras comporta delle responsabilità non sempre piacevoli”: tipo? Quali sono queste “responsabilità”, che forse di responsabile non hanno nulla, che l’essere ultras richiederebbe? Il fatto che tu specifichi che non siano sempre piacevoli non mi meraviglia, ed è l’ennesimo richiamo alla giustificazione della “violenza non gratuita” che sembri portare avanti. Ma la contraddizione più grande è il fatto che sostieni che l’ultras, il tifoso per antonomasia (mi pare di capire), porti avanti valori come l’amicizia, il rispetto (mi viene da chiederti, viste le tue precedenti affermazioni, rispetto per chi? Rispetto di cosa?), la lealtà, l’orgoglio di appartenenza, la goliardia e la passione: i primi due non dovrebbero avere nulla a che vedere con i restanti per il semplice fatto che ne sono la completa negazione; essi sussistono nella tua mente, e non dubito che tu ci creda, probabilmente perché ne hai una visione deviata: il rispetto, per esempio, è tale se viene messo in atto verso tutte le persone che si incontrano nella vita di qualsiasi estrazione sociale essi siano, e non dovrebbe portare a nessun tipo di violenza, da quella verbale a quella fisica; il rispetto, infatti, non è quella necessità intrinseca di superiorità che spesso e volentieri si esprime con la volontà che tutti pieghino la testa al tuo passaggio, e che, magari, non rispondano alle tue provocazioni: questo, più che rispetto, a me pare una perversione. Spero di essere stato chiaro e attendo tue spiegazioni.
    Luca

    • L’essere ULTRAS è l’estremizzazione del tifo, il gruppo, il nome che si porta su uno stendardo a volte diventa più forte dell’attaccamento alla squadra!. La violenza fa parte di questa società, c’è dappertutto! Esempio una lite per un semaforo rosso, una lite in una riunione di condomionio; è un’utopia pretendere che su 20mila persone allo stadio non ce ne sia nemmeno una incazzata per una sconfitta o che cosa.
      L’ultras, per la propria squadra, puo’ arrivare a fare tante cose belle, a volte sbagliate, anche brutte, son scelte; il picchiarsi fa parte dell’essere Ultras, l’incontro con gli altri, dimostrare che la tua città domina sia in “casa” sia fuori “casa” è il pane quotidiano per l’ultras; istinto maschile come poteva essere “la guerra tra bande nei quartieri durante gli anni ’80” di qualsiasi citta, quindi è quasi sempre uno scontro alla pari e io che mi sento ULTRAS non ho mai preteso che al mio passaggio pieghino la testa tutti! non è mai successo!.
      Ripeto sono scelte, pensa pure che è sbagliato, IO PREFERISCO STARE DALLA PARTE DEL TORTO se è così che la vedi. Le conseguenze non piacevoli consistono nell’andare contro la legge e di conseguenza il carcere, la daspo e tutte le cagate che ti appioppano se ti beccano; e la repressione che stiamo subendo non servirà ad altro che a fomentare la nostra rabbia nei confronti dello Stato e allo stadio esso si manifesta sotto la forma della polizia/carabinieri, che a sua volta la repressione non la applica a parole, ma con la forza, le daspo, gli arresti.
      Ma non ti preoccupare, l’obbiettivo repressione totale allo stadio è quasi raggiunto, fra un po’ si può andare allo stadio e stare solo tranquilli, tutti seduti e guai a chi si alza.
      Tu pensa, nel mondo c’è una crisi economica pesantissima, i politici vanno a PUTTANE con i soldi nei nostri genitori e il problema sono gli Ultras. Luca pensaci, perchè lo Stato vuole fermare ogni movimento di massa. LEGGI SPECIALI: PRIMA AGLI ULTRAS’ POI A TUTTA LA CITTA’! Pensaci perchè non è cosi lontano dalla realtà attuale. ciao!

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