GIUGNO 2013 N.32

GIOVANI IMMERSI IN UNA SOCIETA’ MALATA di Mattia Capelli ’92

In OPINIONE on 8 gennaio 2012 at 03:39

Ogni persona è fatta a modo suo, e dalla personalità di ognuno dipende la capacità di osservare e trarre conclusioni, attraverso il proprio pensiero, le proprie esperienze e una propria morale. Ogni anno che passa dovrebbe essere colmo di svolte positive per le persone a prescindere dai sistemi sociali e religiosi in cui vivono, dovrebbe rappresentare un passo avanti, da mentalità chiuse e fredde imposte tutt’ ora da immagini create nel passato da altri uomini, verso mentalità sempre più aperte e indipendenti. Per immagine intendo una qualsiasi forma di regola o religione che, per paura, non sia mai stata contestata, una morale pesantemente imposta diventata la legge di pochi per controllare tutti (si hanno esempi concreti in molte parti del mondo, compresa l’Italia, anche solo nel secolo scorso). Gli standard a cui tutti si abituano, e che molti accettano, riducono parole del genere ad un’utopia oppure alla normale critica di un qualsiasi ragazzo, in un paese in cui la critica è ormai abitudine e la critica dei ragazzi scontata. Quello che in Italia manca da tempo è la capacità di ascoltare e valorizzare chiunque non abbia un rango sociale elevato o uno stipendio ragguardevole, un processo che scarta di conseguenza il 90% degli abitanti stipendiati e tutti gli studenti medi, che toglie il diritto all’uguaglianza a qualsiasi straniero, emarginandolo. Ormai siamo considerati per i numeri che costiamo e i numeri che produciamo, non esiste più un valore legato alle origini della persona, al suo corretto modo di vivere o a quello che vorrebbe fare della sua vita perchè tutto si riduce ai soldi. D’altronde sono tantissimi a fare di tutto per sentirsi parte di un insieme omogeneo e per seguirlo, sono in molti a seguire qualcosa, una qualsiasi cosa, senza porsi davvero il problema di cosa si stia seguendo, perchè seguire un ideale, una moda o una regola è più facile che provare a cambiarla o provare addirittura a guidarla.

Come è ben noto, di questi tempi sono i giovani a opporsi in svariati modi al sistema, passando per sovversivi o ridicoli, ma tra proteste e disagi l’unico vero messaggio che si cerca di mandare è quello di voler essere considerati, mentre non ci si stupisce nemmeno più del fatto che in un momento di crisi economica nessuno si preoccupi della crisi di valori o del futuro dei giovani. La cosa più scoraggiante è che, se la crisi economica è mondiale e coinvolge tutti, il secondo tipo di crisi riguarda generalmente paesi di etnie e culture differenti da quelle europee, …eppure l’Italia si riesce a distinguere sempre! Per trovare un rimedio, in modo autonomo, dopo gli studi alcuni ragazzi vanno a cercare lavoro all’estero o semplicemente un posto migliore in cui stare e provare a vivere e personalmente non li biasimo, ma alla fine la maggioranza è composta da quelli che per vari motivi non possono o non vogliono andarsene. Probabilmente saranno proprio loro a cambiare le cose in futuro, dal momento che le persone che sarebbero attualmente in grado di farlo, non riescono a guardare oltre i limiti posti dai loro interessi personali.

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  1. Sì, sarebbe giusto e logico che i giovani di una nazione non dovessero cercare altrove il loro futuro; anche se la loro patria non li considera, se non offre garanzie e speranze, se non vedono luce alla fine del tunnel, se la loro vita lavorativa non riesce nemmeno ad iniziare e devono appoggiarsi alle vecchie generazioni precedenti……Qui ci vuole un punto di domanda?

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