GIUGNO 2013 N.32

LA NUOVA PROTESTA di Federica Corniola ’94

In ATTUALITA', POLITICA on 4 dicembre 2011 at 05:48

Bologna in questi giorni e nelle settimane precedenti ha vissuto momenti di proteste studentesche sia esterne che interne agli istituti. Nelle strade, nelle piazze e nelle strutture scolastiche la situazione risulta confusa. In base alla documentazione, non solo vissuta in prima persona, le uniche modalità di protesta sembrano essere esclusivamente: manifestare, occupare gli edifici scolastici e autogestire, ovvero una gestione autonoma che coinvolga studenti, docenti ed esperti provenienti dall’esterno della struttura, nell’organizzazione di attività riguardanti argomenti attuali ed esperienze vissute. Purtroppo da anni ormai l’occupazione sembra detenere il podio della ribellione degli alunni, ma sfortunatamente quest’anno non sembra aver raccolto i suoi buoni frutti o, per meglio dire, le sue adesioni. Il Liceo Scientifico Righi, in ambito di protesta, si è trovato tra due fiumi in piena. La minoranza degli studenti patteggiava per il blocco delle lezioni mentre la maggioranza, della quale facevano parte anche gli stessi Rappresentanti d’Istituto, andava contro corrente. I rappresentanti degli studenti seguiti da alcuni alunni hanno deciso ugualmente di svolgere le lezioni, seppure all’esterno dello stabile, al freddo e sotto la pioggia. Si rivela così un nuovo rifiuto e un nuovo strumento di disaccordo per far sentire i propri valori e le proprie idee: il rispetto per il diritto allo studio. Il diverbio minoranza e maggioranza si è presentato anche nel collettivo pomeridiano studentesco di poche settimane fa del Liceo Linguistico Laura Bassi. L’80% di tutti i ragazzi ha espresso, stranamente, il dissenso riguardo a una possibile occupazione nei giorni seguenti. In questa riunione studentesca svoltasi nel pomeriggio, della quale facevano parte un centinaio di persone, si è deciso un immediato “picchetto informativo” e una diretta occupazione. La mattina seguente l’impadronirsi della palestra scolastica è durata ben due ore, senza arrivare ad una conclusione, l’unico atto davvero necessario. Non è andata ugualmente a buon fine l’organizzazione dell’occupazione del Liceo Scientifico Sabin, durata circa due giorni, con tanto di sfacelo di aule, battaglie con estintori e con conclusiva chiamata del preside ai carabinieri. Così mi sono posta delle domande spontanee e, perché no, retoriche e alle quali spero molti studenti stiano pensando: E’ necessario tutto questo? Queste proteste diventano inutili di fronte a tutto quello che l’Italia e il mondo sta attraversando? Proprio per tali motivi un’autogestione può risultare più costruttiva.

L’informazione più che la contestazione oggigiorno è oggetto di una decisione più consapevole ed utile alla crescita di ogni singolo studente. Ho sentito frasi nell’ambito scolastico che suonano pressappoco così: “E’ meglio occupare. Se la gente deve informarsi che lo faccia per conto suo, è a questo che servono giornali e telegiornali”. Una frase che mi ha fatto impallidire e rabbrividire. La prima impressione che ho avuto è stata la sollecitazione a soffermarsi solamente su quello che ci viene propinato dai media, il credere ciecamente ad un’ informazione ormai distorta senza la consapevolezza di ciò che si sta imparando cedendo alla moda. Ed è a ciò che gli studenti si lasciano trasportare, il conformismo, il seguire il gregge, l’abbandonarsi alla massa senza la coscienza necessaria per valutare i motivi alla quale un individuo si oppone. Alla resa dei conti si finisce per distaccarsi o addirittura per dimenticarsi del vero motivo del dissenso per il quale si combatte e si parte uniti. Per cui pensare che la nuova protesta sia nelle proprie idee, nelle opinioni che si possono scambiare, nelle informazioni che si possono insegnare, da una prospettiva più rassicurante o per lo meno permette, a chi lo desidera, di continuare a studiare. Quindi impediamo alla nostra testa di alienarsi, non impediamo ai nostri valori di venire fuori rispettando sempre e comunque quelli degli altri, non impediamo che la condivisione delle esperienze che portano a una protesta migliore siano ostacolate dal disaccordo. Perciò giovani, studenti e detentori del futuro, dimostriamo che la nostra rivoluzione non dimora nella distruzione, nella disinformazione e nell’ignoranza, ma che brama la conoscenza del mondo di cui facciamo parte, dimostriamo che il nostro è un dissenso che risiede nella sete di verità e nella consapevolezza. Riveliamo la nostra nuova protesta.

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  1. E’ proprio così: lo sfascio dei locali non dimostra proprio niente, o meglio dimostra la grettezza mentale ,ma non le proprie idee che vanno sostenute con ben altre “forze”.E’ giusto sostenere il diritto allo studio,che è la vita di domani,ma poche persone,con gli atti descritti nell’articolo,rovinano il lavoro degli altri e soprattutto si viene accomunati tutti insieme come “scalmanati” da non considerare. Tali “persone” sono necessariamente da isolare e sconfessareper rimanere ancora credibile. Grazie del vostro prezioso servizio

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