GIUGNO 2013 N.32

LO SFRUTTAMENTO MINORILE: UNA PIAGA MONDIALE di Tania Iacobucci ’93

In CRONACA, MONDO on 6 novembre 2011 at 04:58

Il problema dello sfruttamento minorile è globale e coinvolge milioni di bambini e bambine di età spesso al di sotto dei quattordici anni, costretti ad abbandonare la loro infanzia per aiutare sé stessi e la propria famiglia. Migliaia di documenti ci mostrano e ci raccontano storie di sfruttamenti atroci ; si pensi ai bambini sfruttati per cucire palloni, intrecciare tappeti o impiegati nelle piantagioni, ai bambini soldato o alla prostituzione infantile. E tutto questo accomuna tristemente paesi evoluti e paesi poveri. Tutto ciò è il risultato di vari fattori, tra i principali uno è la povertà: molte storie di sfruttamenti partono infatti dalla necessità di sfamare una famiglia. Inoltre non va dimenticato che i bambini e gli adolescenti subiscono molto più facilmente ricatti e scorrettezze non avendo loro una “coscienza sindacale”, rappresentano la forza lavoro ideale per gran parte dei datori di lavoro. Ad aggravare il problema si aggiungono delle variabili come ad esempio la disparità fra i sessi. Le bambine in molti paesi sono più penalizzate dei maschi. A molte si nega il diritto all’educazione con lo scopo di mantenerle ai livelli più bassi della scala sociale e questo è un grande problema. Il lavoro… anzi lo sfruttamento minorile, è di vari tipi: esiste lo sfruttamento domestico, ovvero bambini servi, lo sfruttamento sessuale spesso usato per affermare un’assoluta potenza su persone non in grado di difendersi e di far valere anche i diritti più elementari, e il lavoro nelle industrie e nelle piantagioni. In tema di sfruttamento un aspetto meno conosciuto, ma sicuramente il più terribile, è quello del commercio dei bambini finalizzato a “rifornire” il mercato nero degli organi.

Dovremmo allarmarci nel prendere coscienza che abbiamo a disposizione un serbatoio di esseri umani sconfinato e alimentato dalla miseria e dall’ignoranza! Al momento, infatti, ci sono milioni di ragazzi soli, poveri, disperati e ingenui che costituiscono una fonte inesauribile e di facile accesso per i mercati neri. Al contrario un problema molto conosciuto è quello dei bambini soldato. La povertà, l’analfabetismo e le finte credenze religiose (martirio) spingono milioni di giovani ad intraprendere un viaggio spesso senza ritorno. Il bambino soldato che riesce a sopravvivere alla guerra porterà su di sé segni indelebili. Le mutilazioni e gli sfruttamenti portano spesso a malattie come l’AIDS o a cure troppo costose che li porteranno a vivere una vita ancora più penosa. Senza contare la frustrazione, la colpa o la vergogna delle azioni commesse o che hanno subito: tutto ciò influenzerà pesantemente la loro capacità di integrazione nella società rendendoli disadattati sociali e disperati. Un filo conduttore unisce tutte queste situazioni: l’ignoranza e la povertà. Se ogni paese si unisse per difendere non una razza, non una patria, non una classe sociale, ma un semplice essere umano si potrebbe donare un sostegno economico o culturale per cercare di migliorare la situazione di questi bambini, aprendo ad esempio scuole o ospedali. Ma il problema è ancora più grande: bisognerebbe ancor prima distruggere l’egoismo e la cattiveria dell’essere umano.

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