GIUGNO 2013 N.32

LA COSTITUZIONE ITALIANA – Art.11

In COSTITUZIONE on 6 novembre 2011 at 03:30

 

                         ARTICOLO 11

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

 

COMMENTO di  Alice Zamagni ’86 

L’articolo 11 della Costituzione Italiana nasce dalla guerra. Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono tutti d’accordo, socialisti e democristiani, liberali, comunisti e repubblicani, sull’idea che si debba andare oltre la violenza e la brutalità della guerra. Quello che è accaduto non dovrà mai più succedere, perché loro, la guerra, l’hanno vissuta davvero. I rastrellamenti, le mine antiuomo, la paura, le esecuzioni di massa. E poi ancora, i bombardamenti, gli stupri, la fame, le deportazioni. Questo rifiuto è netto ed inequivocabile, si rinnega la guerra come strumento di affermazione nazionale per conseguire i propri obiettivi strategici, economici, politici e in generale la si esclude quale strumento per risolvere le controversie tra i Paesi. E’ possibile che nel momento in cui i Padri Costituenti scrissero questo articolo non ci fosse ancora un’idea chiara sul come potesse essere un mondo senza guerra, ma non c’è alcun dubbio sul fatto che questo fosse l’obiettivo che intendevano perseguire. E’ proprio in questo senso che l’articolo 11 legittima l’ONU, nata già nel giugno del 1945, come organizzazione internazionale che potesse gestire in maniera neutrale, pacifica e diplomatica i rapporti globali tra le Nazioni. Il preambolo stesso della Carta di San Francisco (atto costitutivo dell’ONU) afferma: “Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra […] e a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana […] abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini”. A conferma del bisogno percepito a livello mondiale di cambiare rotta, di andare verso un mondo più giusto ed equo, nel 1948 l’ONU adotta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. (art.1) Pertanto, il rimando all’ONU è un ulteriore segno della volontà italiana di aprirsi ad un mondo diverso, un mondo basato sui diritti e per questo risoluto ad evitare la guerra. Ma in pochi anni tutto cambia. Ancora. La ratifica del Patto Atlantico e poi del Patto di Varsavia pongono le basi per l’inizio della Guerra Fredda, inizia una inarrestabile corsa al riarmo, si diffondono come mai prima le armi di distruzione di massa. I membri permanenti del Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, che dovrebbero vigilare al fine di scongiurare la guerra, non solo sono oggi le più importanti potenze nucleari, ma detengono più dell’85% delle armi del mondo. Il bilancio è, ancora una volta, devastante: 164 conflitti dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi, 30 milioni di morti (di cui oltre il 90% tra i civili), 20 milioni di profughi, oltre 100 milioni di mine antiuomo già piazzate, che aspettano pazienti la loro vittima.

E questi sono solo i dati che si possono quantificare: nessuno conta gli invalidi, i mutilati, i bambini nati deformi a causa dell’agente arancio o gli effetti tardivi dell’uranio impoverito o del fosforo bianco. Nessuno conta gli orfani, i senzatetto, i disoccupati, le vedove. Anzi, loro sono quasi considerati “i fortunati”, quelli che almeno sono ancora vivi. Nessuno quantifica i danni all’ambiente, i fiumi la cui acqua non può più essere bevuta, i campi coltivabili ma inutilizzati perché minati, i terreni avvelenati dal mercurio o dalla diossina per decenni. Dunque, non sembra sia cambiato niente. Anzi, sì, una cosa è cambiata: l’orrore non è più nel nostro cortile. Le nostre città non crollano sotto le bombe degli Alleati, le nostre case non sono occupate dall’invasore tedesco, è finita la guerra fratricida tra chi sta col Duce e chi è partigiano. A Monte Sole c’è una scuola di Pace, le mine e gli ordigni inesplosi sono ritrovamenti occasionali che suscitano curiosità più che paura. Ma in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, in Sudan, in Nigeria, in Colombia, in Pakistan, in Algeria, in Cecenia e in molti altri Paesi la guerra è ancora la realtà. Ed è ovvio che è una realtà che ci riguarda: perché a volte a combattere ci siamo anche noi e perché quasi sempre il mondo Occidentale, ricco e civilizzato, è più che un semplice spettatore: sostiene fazioni, rifornisce di armi, addestra milizie, fomenta lo scontro per ottenere vantaggi dal conflitto. Non c’è dubbio che l’ONU, da questo punto di vista, si sia rivelata un enorme fallimento. Ma questo ci esonera dall’andare nella direzione che i Costituenti, a ragion veduta, ci hanno indicato? Certo, sono migliaia i modi con cui si cerca di scavalcare, bypassare l’articolo 11: è obsoleto, viene da un’altra epoca, il concetto di guerra è cambiato, la guerra preventiva è una forma di difesa, il riferimento alle “organizzazioni internazionali” può ricomprendere la NATO , ecc ecc. Non c’è da stupirsi: noi italiani siamo specialisti del “fatta la legge, trovato l’inganno”. Possiamo quindi “reinventare” l’articolo 11 ad hoc per ogni nuova guerra, approfittando del fatto che, proprio perché frutto di altri tempi, non parla di NATO, bombe intelligenti, terrorismo e guerre preventive…. Oppure possiamo, con semplice onestà intellettuale, leggerlo cercando di capirne il senso: chi la guerra l’ha vissuta, ha voluto lasciarci scritto che la guerra fa schifo, che non può, non deve, essere la soluzione ma è da abolire nella Storia e nella pratica politica. Dobbiamo batterci come cittadini Italiani e come cittadini del Mondo affinchè la nostra Costituzione acquisti nuovo vigore, anche quando si parla di vite spezzate, di famiglie divise, di morti innocenti, di tetre prospettive per il futuro che non sono direttamente le nostre, ma quelle di altri che pagano la nostra indifferenza, il nostro cinismo, la distorsione dei fatti che viene dai media e che noi non facciamo abbastanza per sbugiardare. E se non sentite il bisogno di difendere l’articolo 11 semplicemente perché “è giusto” fatelo almeno per tornaconto: solo per la guerra in Afghanistan, l’Italia ha speso in 10 anni circa 4 miliardi di euro. Alla faccia della crisi. Emergency, la ONG italiana più radicata sul territorio afgano, ha speso nello stesso periodo 55 milioni di euro, per portare avanti 3 centri chirurgici, 1 centro di maternità e una rete di 30 posti di primo soccorso, tutti gratuiti e con standard di cure “da Primo Mondo” (http://www.emergency.it/afghanistan/video.html). In cinque giorni di guerra spendiamo quanto Emergency in un anno di attività, e la nostra azione militare è infinitamente meno rilevante in termini di affermazione dei diritti umani e costruzione di una vera alternativa di Pace. Penso sia ora di iniziare a reagire: intanto informiamoci, perché delle guerre si sa ancora troppo poco…Basta andare appena un po’ fuori dagli schemi: leggiamo peacereporter (it.peacereporter.net), leggiamo E-il mensile di Emergency (http://www.emergency.it/e-il-mensile.html), leggiamo Tiziano Terzani, leggiamo Howard Zinn. Basterebbe che provassimo, così tanto per fare, ad andare oltre l’apparenza di una qualsiasi guerra che crediamo di conoscere: scopriremmo che i contorni del Bene e del Male si fanno sfumati quando il mezzo scelto è la violenza e i fini perseguiti sono torbidi. Sforziamoci poi di pensare alle alternative, di uscire dalla logica della ineluttabilità e dell’urgenza (che ormai sono diventate le uniche scuse utilizzabili per farci accettare il coinvolgimento del nostro Paese nei conflitti), impariamo a vedere la guerra per quello che è: una scelta, fatta quando se ne potevano fare di diverse. E battiamoci per costruire un Italia che ripudia la guerra attraverso le nostre scelte politiche e attraverso scelte coerenti nella vita di tutti i giorni, attraverso la partecipazione attiva e un’instancabile ricerca di notizie vere. Intanto, andiamo a ripescare in fondo all’armadio la vecchia bandiera della Pace (o andiamo al commercio equo a comprarne una nuova) e rimettiamola al suo posto, bella visibile fuori dalla finestra. Ma questa volta lasciamole lì, le bandiere, non togliamole dai balconi quando i riflettori si spengono, perché il silenzio è il miglior complice delle guerre. Facciamo sentire la nostra voce, è nostro dovere difendere la Costituzione e nostro diritto scegliere di non essere complici della violenza.

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