GIUGNO 2013 N.32

IL CELESTE IMPERO NEL DUEMILAUNDICI: “Una Pechino poco imperiale” di Daniele Leonetti ’91

In MONDO on 9 ottobre 2011 at 05:38

Consapevole del fatto che un soggiorno di sei settimane non è affatto sufficiente per trarre conclusioni di tipo antropologico, ritengo comunque di poter esporre alcune considerazioni che vanno oltre la superficialità turistica. Ho frequentato un corso di lingua cinese presso la Beijing Language and Culture University, (北京语言大学 Běijīng yǔyán dàxué), alloggiando in uno dei numerosi dormitori del campus. Le lezioni si svolgevano dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 12, e il tempo libero veniva suddiviso tra i compiti per il giorno dopo e alcune visite in città. La stanza, che condividevo con un coinquilino alquanto sgradevole, versava in condizioni imbarazzanti: non penso sia mai stata pulita dopo la costruzione dell’edificio (una decina di anni fa), la biancheria sembrava risalire ai tempi della Rivoluzione Culturale e il cosiddetto materasso consisteva in una tavola di legno coperta da un timido panno di lana. Ma superato il notevole shock iniziale, il dormitorio non era il problema maggiore. E anche alla vita del campus mi ero piuttosto adeguato. La sfida più ardua inizia fuori dai cancelli dell’università. Dimenticate l’immagine di frustrati cittadini sottomessi al regime, omologati in completi di tela grigia e rigorosi adepti del culto della fila. Al loro posto trovate masse disordinate di persone agitate e rumorose che rendono gli spostamenti, a piedi o con un mezzo, un’operazione piuttosto impegnativa. Il concetto italiano di “folla” è ben lontano dalla concentrazione di individui in cui mi sono imbattuto. (Sulla ricercata assenza di gusto estetico della quasi totalità della popolazione scriverò forse un altro articolo) . Potreste giustamente obiettare che sto descrivendo lo scenario tipico di una grande metropoli, nulla di cui meravigliarsi nel XXI secolo. Cercherò di essere più convincente descrivendo episodi di interazione individuale in ambienti che generalmente non dovrebbero risultare ostili, come reception, negozi, uffici pubblici. Nel dormitorio —- Il termine ‘reception’, ormai adottato in tutte le lingue, sembra essere accompagnato da un’aura di internazionalità e di comfort che viene obliata del tutto se il contesto è cinese. Arrivato nel dormitorio la terribile scoperta: il vocabolario inglese dell’addetta (l’onnipresente 服务员 fuwuyuan, termine che si applica circa ad ogni categoria di dipendente) non supera la quota tre sostantivi. Rispondere alle domande che il libro di testo ha saggiamente proposto nella sezione “frasi utili” è relativamente semplice. Ma il lessico sconosciuto giunge inesorabilmente, rendendo la situazione simile a quella che doveva presentarsi agli immigrati italiani negli Usa nei primi decenni del secolo scorso. Ottenere la chiave della camera è solo il primo passo, le interazioni successive sono altrettanto ardue. Includo solo un breve aneddoto. Un pomeriggio, al rientro in camera, il bagno mi accoglie con un flusso continuo di acqua dal wc al pavimento. I letti sono al sicuro ma doccia e lavandino sono irraggiungibili. Corro dalla fuwuyuan. Ovviamente non ho la proprietà di linguaggio per esprimere “lo scarico del wc non funziona, onde la fuoriuscita di acqua e l’allagamento del bagno” e cerco di arrabattarmi. “Ho un problema nella mia stanza”. “Quindi?” (cominciamo bene). “Sul pavimento del bagno c’è molta acqua”. “Non capisco”…

“Dalla cosa bianca (espressione poco felice, ma accompagnata da gesti per renderla meno oscura) in bagno esce molta acqua, non posso entrare in bagno”. “Non capisco”. Per fortuna un ragazzo che passa di lì ha pena di me, e mi aiuta a esporre il problema. Risposta: “Domani sera”. “No, adesso c’è molta acqua in bagno”. “Allora?”. “Allora, adesso ho un problema, domani sera è un po’ tardi”. “Uff.. facciamo domattina”. Voi come avreste reagito a quell’”Uff..”? Per negozi—–Posare l’occhio su un oggetto o semplicemente passare tra gli scaffali di un reparto, è un chiaro segnale per la “commessa” (la fuwuyuan di cui sopra) che si è intenzionati ad acquistare l’articolo: inizia l’accerchiamento della preda, trascinandola a vedere la merce e cominciando ad elogiarne la presunta qualità. L’errore più grave è cedere alla tentazione di chiederne il prezzo, a cui segue la domanda: 你要多少?Ni yao duoshao? Quanti ne vuoi? Ovviamente la risposta determina il prezzo proposto (comprare due oggetti è molto più economico che acquistarne uno solo). In ogni caso, la commessa propone una cifra proibitiva, il cliente si mostra non interessato, e la fuwuyan chiede quanto si avrebbe intenzione di spendere (di solito le cifre vengono digitate su una calcolatrice per evitare fraintendimenti). Il processo di contrattazione può durare diversi minuti,e nel più teatrale dei casi il cliente finge di allontanarsi per essere braccato dalla commessa che si arrende al prezzo richiesto. Una descrizione in poche righe può forse non rendere la frenesia del processo, ma posso garantire che se si cerca un modo poco impegnativo per passare il tempo, passeggiare per negozi è la scelta peggiore per i propri nervi. In questura— Mi limito ad accennare brevemente al fatto che dieci giorni prima del volo di ritorno scopro che il mio visto stava scadendo, per soffermarmi sull’iter burocratico che ho dovuto seguire. L’”ufficio studenti stranieri” della facoltà mi assicura che andando in questura con alcuni certificati rilasciati dall’università, posso risolvere la questione in giornata. Non convinto, telefono all’ambasciata italiana a Pechino per spiegare il problema e la soluzione proposta. L’addetto risponde che è una situazione che hanno incontrato più volte e che nella “maggior parte dei casi” il metodo suggerito funziona. Consapevole che non sarei stato uno della “maggior parte dei casi”, il giorno seguente vado in questura. Il fuwuyuan del banco informazioni sa qualche parola di inglese, e mi indica lo sportello per cui devo fare la fila. Giunge il mio turno, presento i documenti all’impiegato, non sembrano esserci problemi. Ma il passaporto rimane oltre il bancone, ricevo solo un foglietto giallo con impressa la data del 29/08 in rosso. Confuso, spiego che il mio volo è il 27/08, l’università mi ha garantito che in questo modo avrei ricevuto il visto in pochissimi giorni, e l’ambasciata italiana mi ha assicurato che è un problema facilmente risolvibile (tralascio la postilla: “nella maggior parte dei casi”). Risposta laconica del fuwuyuan (aiutato dall’altro che metteva insieme qualche parola di inglese): “L’ambasciata italiana non conosce le leggi del nostro governo, l’università deve essersi sbagliata, cambia volo”. Potete immaginare come una tale condotta abbia contribuito all’affinità spirituale tra me e la Cina. La mancanza di entusiasmo rispetto al mio viaggio cinese è piuttosto palese, ma non posso negare che sia stata un’esperienza utile sia per la lingua, sia per la formazione personale. Ho dovuto affrontare situazioni che mi sarebbero altrimenti rimaste ignote, e nonostante (o forse proprio perché) poco gradevoli nella maggior parte dei casi sono state istruttive. Se fossi stato un turista, avrei visitato quartieri occidentali, incontrato personale con qualche competenza in inglese, viaggiato solo in taxi. Ma sono partito come studente di lingue, e ho visto zone e parlato con persone diverse. Forse dopo aver elaborato pienamente l’impatto culturale, potrò stendere un resoconto più incoraggiante, ma al momento non riesco ancora a individuare gli spunti adeguati per farlo. Per adesso, una delle poche certezze è che non tornerò in Cina molto presto.

Annunci
  1. Molto istruttivo!
    Mi ha fatto ricordare i miei primi giorni di servizio militare (35 anni fa!!). Ero in Italia, nel casertano, ma l’impatto con i bagni della caserma, gli ufficiali, gli addetti alla mensa ecc. è stato uguale. E girare per la strada tra cani randagi e immondizia non era molto meglio.
    Chissà come si sarebbe trovato uno studente cinese, a fare la scuola di amministrazione militare di Maddaloni. Forse avrebbe detto: “Aria di casa mia!”
    Si imparano tante cose andando a vivere un po’ da un’altra parte! Mauro

  2. Complimenti per il tuo spassoso articolo, che reeende beeniiisssimo la situazione che hai vissuto, sembra quasi di esserci!

    Ma la prossima volta perchè non ti iscrivi ad un corso di … Bolognese ?

    Gigi

    • Grazie, mi fa piacere che abbia reso bene l’idea…
      se 1,5 miliardi di persone parlasse bolognese mi iscriverei subito …

  3. Visitare i paesi (o incontrare i popoli) da turista non significa riuscire a conoscerli, li devi vivere come hai fatto tu. Non devi pensare che la Cina sia tutta come l’hai vissuta tu, le barriere linguistiche e i diversi stili di vita non ci facilitano la comprensione reciproca.

    Sono convinto che questa esperienza ti ha fatto crescere, poi un consiglio … ritorna in Cina appena puoi, magari a Shanghai.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: