GIUGNO 2013 N.32

CANAPA INDIANA: UNA BOTTA DI CONTI di Damiano Fassari ’90

In OPINIONE on 11 settembre 2011 at 04:04

”Coltivare erba non è legale? Se è Dio che ce l’ha data allora vuoi dire che anche Dio non è legale?” (Bob Marley) L’uomo cominciò a produrre Canapa Indiana dall’ottavo millennio a.C. e fino al 1883 è rimasta la sua più grande produzione agricola. Non è difficile comprenderne il motivo se si considerano gli innumerevoli usi della pianta e la sua capacità di adattarsi ad ogni tipo di clima. Visto che il nome cannabis è adesso sinonimo di droga, riporterò alcuni dei tanti prodotti ricavabili da essa, per cominciare a mostrarvi che tutto ciò che sapevamo al riguardo è FALSO. Prima del XX secolo l’80% di tutti i tessuti e stoffe usati per l’abbigliamento erano di Marijuana (Si vestivano con la droga!!) e l’Italia era il secondo Paese produttore al Mondo. La Canapa Indiana è infatti più soffice, calda, assorbente e duratura del cotone e ha tre volte la sua resistenza alla tensione. Il 90% della carta nel Mondo era prodotta con la sua fibra che durava dalle 50 alle 100 volte più del papiro senza contare che è molto più semplice ed economica da produrre. Inoltre tutti i tessuti vecchi venivano riciclati e si produceva altra carta. Gli studiosi ritengono che l’antica tecnica cinese della fabbricazione della carta di canapa (800 anni prima che la scoprissero i paesi Islamici, e 1200 anni prima degli Europei) sia uno dei motivi principali della immensa superiorità del sapere e delle scienze cinesi rispetto a quelli Occidentali per 1400 anni. L’arte usata per la fabbricazione di una carta resistentissima permetteva agli Orientali di lasciare in eredità la loro conoscenza generazione dopo generazione. Fino al 1800, l’olio di canapa era l’olio da illuminazione più usato in America e nel mondo e dai suoi semi venivano prodotti la maggior parte di smalti e vernici. Poiché un acro di canapa produce tanta polpa di cellulosa quanto 4,1 acri di alberi, la canapa è il materiale perfetto per sostituirli e farne assi di compensato, assi di truciolato, stampi per il calcestruzzo…in poche parole fermare il disboscamento. Potrei continuare a elencare prodotti ricavabili dalla canapa senza fermarmi, perché forse non c’è niente che usiamo quotidianamente che non possa essere ricavato da questa droga, auto inclusa. Infatti la prima macchina costruita da Henry Ford, alimentata ad OLIO DI CANAPA, era interamente fatta di Cannabis: la resistenza all’impatto di materiali ricavati dalla Marijuana è di 10 VOLTE superiore a quella dell’acciaio! Era il 1937 e guarda a caso nello stesso anno negli USA viene proclamata la “Marijuana Act Tax” la prima legge che proibiva l’uso, la coltivazione e il possesso di Marjuana dopo 10.000 anni di amore tra l’uomo e questa pianta. Dunque quello che era stato da sempre il vegetale più utile all’umanità è diventato d’un tratto una droga, una piaga, un mostro da distruggere. Perché? All’inizio del IXX secolo i grandi gruppi industriali americani avevano investito tutto sul petrolio per l’energia e per le fibre artificiali. Rockfeller era riuscito a mandare in rovina quasi tutta la concorrenza e aveva raggiunto il monopolio. L’azienda Dupont aveva scoperto che da questo liquido oltre che carburante si potevano creare derivati che avrebbero sostituito interamente quelli della canapa. Avevano solo bisogno di inventare qualcosa per togliere di mezzo questa scomoda pianta, in modo da poter offrire a tutti l’unica alternativa rimasta: il petrolio. La Compagnia DuPont di Andrew Mellon era entrata nel giro delle industrie petrolchimiche solo grazie ai finanziamenti della sua Mellon Bank. Mellon e la famiglia DuPont facevano addirittura parte del Comitato dei Trecento. Questa organizzazione criminale era radicata in quasi tutti gli organi di potere americano, tant’é vero che il ministro del dipartimento antidroga dell’ FBI era Harry J. Anslinger. Le uniche due cose che avevano consentito ad Anslinger di mantenere viva la sua carica di ministro fino a quel momento erano state il fatto di essere il genero di Andrew Mellon, e la sua guerra all’alcool, che gli aveva fruttato simpatia e popolarità specialmente tra i puritani nonostante fosse miseramente fallita causando più danni che altro. Il proibizionismo aveva dato i suoi frutti: il fenomeno era dilagato invece che diminuire ed aveva consentito a molte società mafiose di arricchirsi. L’alcool era stato illegale per lo stesso motivo per il quale é illegale oggi la marijuana: prima del 1933 (anno in cui Mitscherlich realizzò la benzina) i combustibili erano a base di alcool. Proibendo a tutti di berlo si evitava che qualcuno potesse fabbricarsi il carburante da solo. Il famoso “Federal Bureau of Narcotics and Dangerous” (dipartimento antidroga dell’FBI) era nato solo per proibire l’alcool e far credere che esso é una droga, potendo così speculare al massimo sui carburanti. Una volta realizzata la benzina l’alcool non ebbe più ragione di essere illegale e fu legalizzato. In questa situazione ad Anslinger serviva un nuovo demone da esorcizzare, e la canapa indiana era il nemico perfetto. Ma come poteva fare a togliere di mezzo una pianta così utile e diffusa? Nel 1619, la prima legge sulla marijuana a essere promulgata in America fu quella di Jamestown Colony, in Virginia, che ORDINAVA a tutti i coltivatori di crescere semi di canapa indiana. Cioè rifiutarsi di coltivare la droga era un reato! Era necessario rovesciare la situazione a suo favore e cercare di convincere l’immaginario collettivo che la Cannabis è dannosa.

L’unico modo era equipararla alle altre droghe. Non l’ho ancora detto, ma per chi non lo sapesse infatti, oltre che per vestiti, carta, auto ecc. la Marjuana produce un fiore che può essere fumato per scopi ricreativi, medicinali e spirituali. E non l’hanno scoperto i giovani Hippie d’America. In una tomba di 2.700 anni fa nel deserto del Gobi, in Cina, è stato trovato poco meno di un chilo di marijuana ancora verde. Le condizioni estremamente asciutte hanno agito come conservanti, consentendo a un team di scienziati di analizzare attentamente il reperto. Dalla serie di test condotti sui resti vegetali è emerso che erano fiori della pianta ricchi di principio attivo, seminando dubbi sulla teoria che gli antichi la coltivassero solo per ottenere canapa e farne vestiti, cordami e altri oggetti di uso quotidiano. L’erba sarebbe servita allo sciamano nell’oltretomba. Tra le varie proprietà della pianta, probabilmente quelle mediche furono le prime ad essere scoperte. Fin dal 2737 a.C. l’imperatore mistico Shen Neng della Cina, prescriveva tè di marijuana per la cura della gotta, reumatismi e malaria. La popolarità della cannabis come medicina si diffonde in tutta l’Asia, nel medio Oriente e lungo la costa orientale dell’Africa, e certe sette Hindu in India la usano per scopi religiosi. Gli antichi dottori prescrivevano la marijuana per qualsiasi cosa, dai dolori, al mal d’orecchi, al parto. Entro il tardo Settecento, le prime edizioni dei bollettini medici americani consigliavano semi di canapa e radici per curare pelle irritata, incontinenza e malattie veneree. Il medico irlandese William O’Shaughnessy per primo rende popolare l’uso medicinale della marijuana in Inghilterra e in America. Come dottore nella British East India Company, scopre che la marijuana allevia il dolore reumatico ed aiuta contro i sintomi di malessere e nausea causati dalla rabbia, dal colera e dal tetano. “Studi su animali di laboratorio condotti nell’University of California di San Francisco, nell’University of Michigan e nella Brown University hanno concluso che i cannabinoidi, ingredienti attivi della marijuana, sono capaci di alleviare il dolore, anche quello cronico, agiscono da potenti anti-infiammatori e non richiedono dosi sempre maggiori perché i pazienti non sviluppano tolleranza” (Manifesto 28.10.97). Il New York State Journal of Medicine nell’ottobre del 1988 pubblica uno studio condotto su 56 pazienti, in terapia con farmaci antitumorali, che non avevano tratto benefici dagli agenti antiemetici convenzionali. Dopo aver fumato marijuana il 78% dei pazienti risultò libero dai sintomi. (Grinspoon- Bakalar: Marijuana, la Medicina Proibita). Negli ultimi anni, sia in America che in Europa, migliaia di pazienti sottoposti a chemioterapia e malati di AIDS si sono organizzati in gruppi e associazioni per cercare assieme di procurarsi la marijuana. In California una grande campagna informativa e propagandistica ha consentito a queste associazioni di vincere un referendum popolare, nel Novembre del ’96, che consente ai medici di prescrivere la ganja come farmaco. Attualmente in otto Stati americani, dopo altrettanti referendum popolari, è consentita la prescrizione della marijuana. Ma tornando alla guerra si Aslinger, in quel periodo la conoscenza delle droghe e dei loro effetti era molto limitata (non tanto più di adesso), e molti giovani stavano rimanendo vittime di sostanze veramente pericolose come anfetamine, eroina, cocaina ed LSD. Se la canapa fosse stata spacciata per una droga pericolosa come le altre nessuno l’avrebbe più considerata come una risorsa ma anzi, come una piaga da debellare. L’ idea fu vista come un colpo di genio e fu talmente apprezzata da parte dei nemici della pianta che il ministro Harry J. Anslinger fu nominato capo del “Federal Bureau of Narcotics and Dangerous”, appena poco tempo dopo che Andrew Mellon era stato nominato segretario del tesoro: era tutto pronto per poter cominciare l’operazione di calunnia. I petrolieri avevano il denaro, il prestigio, la credibilità ed il potere necessario per poter diffondere l’inganno in modo efficace. Facendo leva su disinformazione, pregiudizi e ingenuità della popolazione non fu difficile convincere che l’erba (fumata perlopiù da afroamericani, messicani e giovani) doveva essere PROIBITA. Il modo più efficace in cui Anslinger ed i suoi riuscirono ad infamare la marijuana fu la diffusione di false notizie tramite stampa e televisione. Intanto cambiarono il nome Canapa Indiana in MARIHUANA, termine con cui era chiamata nello stato messicano da cui entrava la droga, Sonora (ben nota al popolo americano). Così i giornali dell’editore Hears, proprietario di aree forestali da adibire a cellulosa e di fabbriche di carta, nonché fornitore di carta per i giornali di informazione quotidiani, cominciarono a pubblicare articoli contenenti calunnie a sfondo razziale, che definivano i messicani come “pigri fumatori di erba”, e i negri come “violentatori di donne bianche” (ovviamente sotto effetto di marijuana). Praticamente quasi tutti i crimini e le violenze commessi da queste popolazioni venivano attribuiti all’uso di ganja. Hollywood, pagata dai ladri petrolieri, si conformò alla farsa e mise i propri mezzi a disposizione del piano anti-canapa. In collaborazione con falsi esperti e dottori corrotti e pagati per recitare un copione, produsse tre filmati-documentario, contenenti diffamazioni e menzogne sul conto della marihuana. Essi venivano trasmessi in televisione e proiettati nelle scuole, ai fini di incutere in tutti il terrore di questa pianta. I video mostravano gruppi di giovani che dopo aver fumato erba si trovavano coinvolti omicidi, suicidi, accoltellamenti, crisi psicologiche gravi e comportamenti profondamente antisociali. Tutto ciò non é vero, in quanto gli effetti tipici della marijuana sono inibitori, introspettivi e rilassanti (contrariamente all’alcool, che ha effetti eccitanti e disinibitori che potrebbero comportare atteggiamenti violenti e antisociali). Per capire l’inganno basta pensare che la cannabis da fumare è ben diversa da quella impiegata a scopo industriale (che ha un principio attivo praticamente nullo) ma, equiparandole, tutta la canapa indiana è diventata droga illegale. Non c’è bisogno che sia io a dire quale delle due immagini di Ganja che ho inserito raffiguri canapa da fumare e quale invece sia destinata all’industria. Sapendo che la parte che si fuma è il fiore, la differenza è evidente anche per chi è ignorante sull’argomento. E’ esattamente come se proibissero tutto il petrolio perché le sue vernici se sniffate danno assuefazione. Questa pianta fino ad allora era stata considerata quasi da tutti esclusivamente come una risorsa tessile ed energetica; fumare fiori di marijuana é diventata un’abitudine diffusa in tutto il Mondo da quando é diventata illegale. Nonostante tutto restava sempre una fascia di popolazione più informata e non facile da abbindolare che, se pur minoritaria, opponeva delle resistenze affermando che “é vero che la marijuana può essere usata come una droga ma i suoi effetti e la sua dannosità sono di gran lunga inferiori a quelli dell’alcool e del tabacco”. Si trattava di coloro che coltivavano la canapa a scopo tessile e industriale (non ultimo Henry Ford), di individui colti ed intelligenti, di ricercatori e scienziati che stavano effettuando ricerche a scopo medico sulla canapa, di persone che erano state a contatto con la pianta ed erano al corrente che ciò che veniva divulgato non erano altro che menzogne. Per zittire gli ultimi pochi oppositori fu introdotto il concetto di “escalation” che ammetteva che la marijuana é una droga leggera, ma affermava che il suo uso avrebbe portato all’uso di eroina, alla dipendenza, e quindi alla morte. Il processo di escalation non é stato mai scientificamente dimostrato, non esiste uno studioso che avallò tale teoria, non ci sono opere, scritti, esperimenti o dati empirici che provino la sua esistenza. Questo perché non è una teoria, bensì un’invenzione. L’escalation può verificarsi, ma per motivi sociologici e non fisiologici (Uno dei vantaggi della liberalizzazione è proprio la separazione tra Cannabis e mercato nero delle altre droghe). Tolto di mezzo il nemico, i petrolieri poterono dare il via allo sfrenato sfruttamento ed alla raffinazione in massa del costoso petrolio, provocando disastri ecologici e ambientali.

Per non parlare delle guerre. Se in più si conta che proibendo la ganja si è andati ad arricchire criminali e mafiosi che pur di mantenere il controllo sul narco-traffico sono disposti a fare massacri si può affermare senza dubbio che il prezzo che ora dobbiamo pagare per esserci fatti ingenuamente manipolare dai petrolieri è altissimo. Potevamo avere un mondo di canapa ma l’abbiamo preferito di plastica, e ora ne subiamo le conseguenze. Queste sono le testuali parole di Aslinger riguardo la coltivazione di cannabis: “Perché violentare la natura sfruttando le sue risorse? C’é il petrolio!” È bastato un secolo senza canapa per annientare 12.000 anni di vita ecologica e ridurre la Terra allo stato attuale. In pratica ci siamo fatti fregare tutti quanti da una banda di petrolieri guerrafondai che ora sorridono alle nostre spalle, compiaciuti del loro conto in banca. Nella foto potete vedere il celeberrimo nuotatore Michael Phelps mentre si secca un bong(potente pipa acquatica in vetro) di pura erba. Non sono proprio sicuro che sia grazie a quello se è riuscito a diventare un campione, ma evidentemente l’uso di erba non gli ha impedito di vincere 14 medaglie olimpiche e conquistare 37 record mondiali. Fumare è dannoso: ciò non è messo in discussione. Che sia tabacco, ganja, muschio o corteccia comunque non è aria e, arrivando ai polmoni ad alta temperatura, inevitabilmente non fa bene. Ma esistono modi più salutari per assumerla: si può mangiare, si può fare una tisana, oppure si può respirare il principio attivo con appositi vaporizzatori. Il suo utilizzo in campo medico ha prodotto buoni risultati perciò sembra strano che un paziente non possa assumerla al contrario di altri farmaci devastanti. Ed è veramente assurdo che siano legali alcool e tabacco che in quanto a dannosità, guardano la marjiuana da in cima alla vetta. Il mio articolo evidenzia solo alcuni aspetti fondamentali del problema ma esistono documentari e filmati che approfondiscono l’argomento, realizzati da persone più qualificate ed esperte di me. Primo tra tutti “L’erba proibita”, un documentario del 2002 tanto interessante quanto sconosciuto che consiglio di guardare a tutti i lettori. Legalizzare la Canapa Indiana è indispensabile se si vuole abbandonare il petrolio ma coloro che continuano a proibirla sono gli stessi che manovrano il mercato nero. Alcuni Paesi molto più avanzati del nostro come l’Olanda hanno risolto il problema acconsentendo l’uso, il possesso e la vendita al dettaglio della Marijuana nei famosi Coffee Shop. La legalizzazione non ha di fatto incrementato il numero dei consumatori e ha evitato che chiunque facesse uso di droghe leggere dovesse cercarle in un vicolo dove con una mano ti passano la ganja e con l’altra cocaina, eroina e via andare. Anche il numero di fatalità derivanti da overdose è molto basso. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel 1991 morirono per droga 42 persone nei Paesi Bassi, 82 nel Belgio, 188 in Danimarca, 411 in Francia, 2125 in Germania, 1382 in Italia, 307 in Inghilterra e 479 in Spagna. Negli USA ci furono 5830 mortalità. Proibire non fa altro che stimolare l’uso. L’Italia è il primo Paese d’Europa per consumo di maria: secondo il War Drug Report dell’Onu, più dell’11% della popolazione nazionale ha fumato almeno un cannolo nell’ultimo anno. I fumatori italiani si aggirano attorno ai 5 milioni. 28 Giugno 2011: “Coltivare una piantina di marijuana sul balcone di casa «non è reato perché non ha alcuna portata offensiva», Corte di Cassazione dixit. Una piccola vittoria morale per i tanti amanti dell’erba italiani. La sentenza di fatto sancisce formalmente la non punibilità della piantina di erba coltivata sul terrazzino di casa a uso personale e moderato. Nonostante una legislazione molto rigida, che teoricamente punisce ogni tipo di coltivazione, anche la più modesta. Ma il principio dell’inoffensività, accolto dai supremi giudici di Catanzaro, è la leva destinata in futuro a innovare tutto il sistema penale sul tema del consumo di marijuana”. Per riuscire a proibirla come risorsa energetica hanno infamato i suoi fiori. Chissà che non sia proprio l’energia di quei fiori a dare il via al riscatto dell’intera pianta.

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  1. Credo che sia nell’articolo che nella successiva discussione si siano intreccaiti diversi livelli di analisi.
    Per quanto mi riguarda Innazitutto bisogna distinguere l’uso voluttuario da un uso terapeutico (scusate la mia deformazione professionale da oncologo).
    USO TERAPEUTICO: i cannabinoidi possono essere utili nel trattamento della nausea e vomito da chemioterapia come pure nel trattamento del dolore, ma il loro utilizzo è limitato dagli effetti collaterali psicotropi. A riguardo ricordo che oggi esiste una legge del nostro Stato che obbliga ogni ospedale a procedure specifiche per la terapia del dolore (“Ospedale senza dolore”). L’uso della morfina a scopo terapeutico NON crea dipendenza, e ad oggi abbiamo a disposizione un elevato numero di formulazioni farmaceutiche per il controllo del dolore. In conclusione: nella pratica clinica di ogni giorno nessuno sente il bisogno della cannabis per il controllo di tali sintomi in quanto sono a disposizione altri farmaci ben più potenti. Inoltre vi è il limite della tossicità e comunque in singoli casi se necessario si potrebbe utilizzare al pari degli oppioidi maggiori.
    Ben diverso è il ragionamento sull’USO VOLUTTUARIO.
    Per un analisi dei dati sull’uso delle droghe consiglio la lettura della relazione dell’osservatorio dell’AUSL di Bologna come pure la sintesi dei dati del 2009-2010 presentati dal dipartimento antidroga al parlamento. Credo che i dati epidemiologici intanto ci aiutino a capire la dimensione dei consumatori (per la cannabis circa il 22% tra gli studenti con un consume negli ultimi 30 gg del 33%) ma anche ad aprire gli occhi sul problema alcol ben più grave. Inoltre chi consuma cannabis in più del 95% dei casi fa abuso di alcol.
    Infine oggi vi sono cannabinoidi sintetici ben più tossici anche reperibili sul web ed è in aumento l’uso di più sostanze contemporaneamente.
    Inoltre vi sono numerosi studi scientifici che hanno studiato la correlazione tra cannabis e psicosi, alterazioni cognitive etc che non sono giunti a certezze scientifiche ma che suggeriscono fortemente come l’età precoce del consumo, la quantità consumata e fattori personali predisponenti alla psicosi dei consumatori aumentino significativamente l’incidenza di psicosi (ancora una volta sono i più fragili a pagare il prezzo più alto- vi è un rischio sociale)
    Non nego che una canna possa essere piacevole, rilassante per alcuni ma mi pongo queste domande: abbiamo bisogno delle sostanze per essere felici ? Se ci troviamo con i nostri amici è indispensabile che ci siano le canne o l’alcol (ho visto più volte carrelli interi dell’ipercoop con superalcolici per feste di adolescenti) per divertirci? quando siamo rilassati dalle canne siamo capaci di relazioni equilibrate con gli altri? Si riescono ad avere sane relazioni tra ragazzi e ragazze? Stiamo fuggendo dalle piccole o grandi difficoltà che la vita ci pone davanti quotidianamente?
    Ognuno di noi trova piacere in attività estremanamente diverse (leggere un libro, arrampicare, nello sport, nella musica) ma non capisco quale sia il valore aggiunto di una fuga chimica dalla realtà.

  2. Complimenti Damiano per il tuo articolo, ben scritto e strutturato; decisamente chiaro e sufficientemente diretto. Mi preme però precisare che non sono né la diffamazione degli innumerevoli utilizzi della canapa indiana, né il petrolio, né lo sfrenato incentivo a questi psicofarmaci nelle nostre società, a creare questi stessi problemi e, peggio ancora, a creare questi stessi individui che si fanno abbindolare e che non si accorgono di ciò che li circonda: si tratta di una serie di componenti, oramai talmente innescate e radicate intorno a noi,che i nuovi nascituri, ma è così da secoli, vi si troveranno inevitabilmente dentro; per “componenti” non intendo il singolo petrolio, o la singola azienda farmaceutica, ma voglio rimandare a qualcosa di più grave e profondo che sta dietro a tutto ciò, e che forse ne è la causa: sto parlando di una società creata su misura per renderti essenzialmente schiavo di quello che hai intorno. Avere è tutto. Se non hai non sei;e di conseguenza se non hai i soldi, una casa, una macchina, un lavoro, una famiglia, un’ambizione, non sei nessuno, non vivi bene, non puoi; ed è così per i vestiti, per le mode, per le acconciature. Mi piacerebbe poter trattare l’argomento “moda” per parlarne fino in fondo e dimostrare che è quanto di più lontano dalla natura umana che esista. Ognuno di noi è cresciuto, bene o male, indirettamente o direttamente, consciamente o inconsciamente a contatto con questi principi che sono ormai all’ordine del giorno intorno a noi.Questo secolo non è altro che l’esasperazione di queste influenze che vengono in parte smascherate, ma anche e soprattutto, in parte approfondite e che diventano dai più, soprattutto da coloro che sono state vittime di tutto ciò, oggetto comune di sfogo e di proiezione di tutti i mali della società e che tradiscono una sensazione diffusa di disagio(simile a quella che senti quando c’è qualcuno che ti parla alle spalle e non capisci se parla di te o no),ma mai definita. Pensate ai film, alle serie televisive che sono di per sé alienanti, e ciononostante l’unica cosa verso la quale ci si azzarda a puntare il dito, nella stragrande maggioranza dei casi, sono i cinepanettoni. Dietro ai grandi problemi e alle grandi usurpazioni e ai diffusi sfruttamenti ci sono sempre delle persone; dietro quelle persone, e dietro tutte le altre persone che sono vittime (ma aggiungerei colpevoli incoscienti), ci sono vite, famiglie, disagi, ma ancora c’è la società. La società è l’unico vero problema, o meglio tutte le interfacce della nostra società (persone, famiglie, oggetti, modi di pensare e di conseguenza di vivere) costituiscono il cancro e la malattia pulsante dentro quelle persone che compiono questi atti disumani. E’ già stato scritto parecchio su ciò, ma basti pensare che uno dei principi di fondo che “scusano” tutto ciò, suona così: l’uomo ha perso l’istinto alla sopravvivenza(lo disse Einstein, Fromm e altri ancora) Bisognerebbe analizzare il perché, ma si arriverebbe alle stesse problematiche citate prima e perdurate nel tempo, che a loro volta sono alimentate dal susseguirsi del complice tacito consenso a questa macchina del fango mondiale (non solo Italiana). Tutto come un cerchio, infinito. Per fortuna ci sono persone che di questo se ne accorgono, e sentono il dovere di denunciarlo, opponendosi, giorno dopo giorno a tutti gli ostacoli verso la libertà dell’individuo. (Vorrei inoltre aggiungere una mia piccola considerazione sui volontari in paesi come l’Africa: trovo bellissimo e coinvolgente lo spirito delle persone che vanno in quei paesi per aiutare, tuttavia forse non pensano che abbiamo più problemi noi, noi intesi come stato, come società e come individui.Sono dell’idea che bisognerebbe partire e dedicarsi a quello, una volta risolti i nostri problemi.) Ho detto questo non per sminuire l’articolo di Damiano né per creare inutili battibecchi, semplicemente voglio ricordare che se si vuole veramente parlare dei problemi e denunciarli, non si può pensare di farlo, a mio parere, scaricando la colpa su un problema; né soprattutto ragionando in modo antiquato e conservatore, come molte persone (tra cui me medesimo) fanno di fronte a nuove idee, pulite e chiare.

  3. Interessante l’articolo soprattutto per le spiegazioni dell’impiego della canapa nel tessile e nell’energetico. Rispetto all’utilizzo nella terapia del dolore purtroppo non da risultati eclatanti,meglio l’effetto rilassante e decontratturante. Ascoltando i racconti di mia nonna rispetto al suo lavoro di raccogliere e “sbattere” la canapa (lavoro pesantissimo !),usando lenzuola ed asciugamani che lei stessa ha tessuto ( era canapa non indiana),acquistando indumenti di canapa indiana (in Austria) ho conosciuto la versatilità di questa bella pianta.
    Da qui ad approvare ed incoraggiare l’uso delle canne però ne passa. Se è vero che il grosso mercato degli psicofarmaci induce sottilmente ad un abuso di prescrizioni è però anche vero che gli psicofarmaci permettono di trattare patologie che un tempo rendevano impossibile una vita di relazione. Nella malattia psichiatrica intervengono tanti fattori:biologici,sociali,familiari ed è chiaro che la terapia farmacologica ne aiuta un pezzettino soltanto,un pezzettino che però può aprire ad altre possibilità Anche la mariuana può essere un’evasione e comunque chimicamente agisce su recettori cerebrali che danno piacere proprio come fare un’intensa attività fisica o mangiarsi una buona torta. Quindi non demonizzare,ma neppure esaltare una sostanza solo perchè è naturale:anche la cicuta o altri potenti veleni sono naturali,ma non per questo fanno bene!Tante sostanze naturali sono ottimi rimedi terapeutici. Non fa male,non apre ad altre droghe (ma dipende dalla situazione di chi la utilizza),è molto più preoccupante l’abuso di alcol e di droghe sintetiche o cocaina ed eroina (l’uso è in ripresa,soprattutto se fumata),ma attenzione a non usarla per coprire fatiche o disinteresse o ansia:in fondo si utilizza così anche lo psicofarmaco quando non realmente terapeutico.

  4. Complimenti davvero. Hai spiegato perfettamente e pienamente il potere di questa splendida pianta.

    Jah Bless

  5. Beh che ci sia bisogno di una svolta all’uso indiscriminato delle risorse energetiche è fuor di dubbio, ed è anche fuor di dubbio che si debbano trovare delle alternative al petrolio. Però forse l’intenzione di per sè buona dell’articolo nasconde un equivoco di fondo: fino alla metà del secolo scorso e soprattutto qui da noi, non si coltivava per usi tessili e industriali (olio per illuminazione e altro) la canapa indiana, come dice l’articolo, ma la cannabis sativa con principi psicotropi – THC (tetraidrocannabinoidi) – contenuti in percentuali quasi inesistenti.
    Tutti i maceri che ci sono nelle nostre campagne servivano, oltre che per l’irrigazione, soprattutto per macerare i fusti di canapa (ripeto “sativa” molto più produttiva e non “indica” – che non si conosceva – per poterli trattare ed estrarre poi le fibre da vendere all’industria, era un lavoro massacrante per i nostri contadini e per loro poco redditizio.
    Per questo a causa dell’avvento delle fibre sintetiche (nylon ed altre derivate dal petrolio) quindi, questo si, molto più concorrenziali, questa coltura in fondo ,fu abbandonata per altre poichè diventata poco remunerativa, come del resto fu abbandonato l’allevamento del baco da seta.
    In Europa l’uso della Cannabis come sostanza psicoattiva è abbastanza recente, probabilmente dovuto al fatto che in Europa si diffuse maggiormente la specie Cannabis sativa mentre la Cannabis indica, più ricca di principi attivi stupefacenti, è entrata in Europa molto più tardi nell’Ottocento, probabilmente grazie a Napoleone, interessato a questa pianta per alleviare il dolore e per i suoi effetti sedativi.
    In ogni caso concordo che è urgente trovare alternative all’uso indiscriminato del petrolio, e qui ce ne sarebbe da dire.
    Buon lavoro e buona ricerca, a voi che dovrete vivere su questo pianeta ancora per molto tempo – AUGURI !
    Gigi

  6. Una bella lezione di Storia in difesa della Maria, nell’articolo e nel video di Beppe. Inaspettata, dato il luogo in cui si trova. Però mi aspettavo di trovare la firma del Blasco, alla fine 🙂

  7. bravo Damiano,se posso permettermi nella tua “botta di conti” ci aggiungerei la vera droga legalizzata a livello mondiale lo PSICOFARMACO ,il volume d’affari mosso nel mondo supera gli 80 miliardi di dollari annui.Dai bollettini dell’AIFA si scopre che in itaalia i farmaci per il sistema nervoso centrale sono al 4 posto in termini di consumo nazionale di farmaci.
    Il giro di affari della sola molecola della Fluoxetina (PROZAC) e’ di 1,73 miliardi di dollari l’anno.
    Gli introiti del prozac sono serviti a finanziare la guerra del golfo, fra i piu’ rilevanti finanziatori c’e’ la Eli LILLY.
    In Italia la somministrazione di psicofarmaci e antidepressivi ai bambini e’ aumentata del 280% in soli 5 anni,un dato che dovrebbe destare preoccupazione nell’opinione pubblica.
    Nel ns.paese nel 2003 erano medicalizzati 30.000 bambini in ambito psichiatrico,nel 2007 la cifra e’ salita a 60.000.
    I risultati del progetto screening “PRISMA” indicano che 737.000 bambini soffrirebbero di disagi o “turbe mentali” e ci sono buone ragioni per temere che la classe medica si adoperera’ per persuadere le famiglie a medicalizzarne il piu’ alto numero possibile tra i rimanenti 677.000
    Il numero dei giovani consumatori dai 2 ai 18 anni e’ destinato a salire a dismisura con l’introduzione del “ritalin”,dato che si stima che la diagnosi ADHD possa essere applicata dal 2% al 8% dei bambini italiani,(162.000) stando al progetto PRISMA.
    Attualmente si sta applicando la “CURA” con RATALIN e STRATTERA a oltre l’8% dei bambini etichettati ADHD.
    Sempre in Italia,il PROZAC viene da tempo somministrato dall’eta’ di 8 anni.
    Tra il 25% degli attuali consumatori pediatrici si e’ gia’ dimostrata assuefazione a molecole psicostimolanti,e si noti che qui non vengono menzionati i neurolettici…
    Potrei continuare per circa un’altra ora invito comunque qualche esperto a pronunciarsi,su quale sia la vera droga in commercio.
    grazie Damiano,se ti interessa la provenienza di queste notizie,ti regalo 1 libro di M.R.D’ORONZIO e PAOLA MINELLI. Unico libro al mondo Nocopyright
    Ciao Pietro

  8. Gran bell’articolo. Complimenti

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