GIUGNO 2013 N.32

LA COSTITUZIONE ITALIANA – Art.4

In COSTITUZIONE on 3 aprile 2011 at 02:22

                                                                                         ARTICOLO 4


“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”


COMMENTO di Andrea Petrella ’85


L’articolo 4 della Costituzione fa parte della sezione dedicata ai Principi Fondamentali, che non possono essere oggetto di modifica attraverso il procedimento di revisione costituzionale previsto dai successivi articoli 138 e 139. L’art. 4 ci dice che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro”. Il lavoro anche in riferimento all’art.1 ( “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”) è perciò un basilare valore costituzionale: i nostri padri costituenti vollero affermare un principio-guida diretto ad imporre il contributo costruttivo di tutti i cittadini al progresso materiale e culturale della società nazionale tramite il proprio impegno lavorativo. L’articolo 4 prosegue dicendo che la Repubblica “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Si tratta di un vero e proprio invito rivolto al legislatore (Parlamento e Governo) a favorire al massimo l’impiego delle attività lavorative, garantendone la possibilità di accesso e permanenza. Maqual è la realtà del mondo del lavoro italiano?  Gli ultimi dati ISTAT rivelano che il tasso di disoccupazione in Italia si attesta all’8,6%. Ma il dato ben più allarmante riguarda la disoccupazione giovanile (giovani tra i 15 e 24 anni) che raggiunge il 29,4% (un giovane su tre) ed è bene sottolineare che una buona percentuale dei giovani occupati  lavorano in condizioni di precarietà. Inoltre non ci si può dimenticaredella piaga costituita dal lavoro “nero”, diffusissimo soprattutto al sud, che azzera completamente i diritti dei lavoratori, primo fra tutti la sicurezza. Di fronte a questa realtà, alla luce del dettato costituzionale, ci si deve domandare che cosa abbiano fatto Parlamento e Governo negli ultimi anni  per promuovere le condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro…. L’ultima “grande” riforma nel mondo del lavoro è stata effettuata nel 2003 con la cosiddetta legge Biagi che,  attraverso l’introduzione dei vari contratti atipici  e la  modifica di numerosi contratti di lavoro  (dalla  somministrazione   all’apprendistato,   al contratto di lavoro ripartito,  al contratto di lavoro intermittente, o  al lavoro accessorio e al lavoro occasionale,  il contratto a  progetto, contratti a tempo determinato ecc…), ha sì diminuito negli anni seguenti il tasso di disoccupazione, ma a lungo andare ha creato la folta schiera dei lavoratori precari. Il lavoro precario crea delle situazioni economiche complicate per i dipendenti con contratti “atipici” che, in quanto precari, non sono in grado di poterfornire garanzie reali di un salario nel lungo periodo, lasciandoli in evidente difficoltà nel momento in cui si vedano costretti, anche in età avanzata, a richiedere agli istituti di credito del denaro per far fronte alle piccole spese quotidiane o per l’acquisto della casa in cui andare ad abitare con la propriafamiglia. Il precariato, inoltre, pone il lavoratore dipendente in una situazione di debolezza, nella quale, sottoposto al rischio di perdere il lavoro, più difficilmente potrà rivendicare i suoi diritti (sicurezza compresa) ed un salario migliore. A ciò si è poi aggiunta  la crisi economica. Molti lavoratori precari hanno perso il lavoro, senza poter usufruire degli ammortizzatori sociali (es. cassa integrazione). Inoltre in un mondo e in un mercato del lavoro ormai globalizzato, alcuni imprenditori, soprattutto dei settori dove non occorre un alto livello di specializzazione degli operai, per ottenere il massimo profitto, preferiscono spostare la produzione all’estero, in paesi dove la manodopera ha un costo minore rispetto all’Italia…Si chiude in Italia per andare all’estero… Questo è uno dei problemi che dovrebbero indurre i nostri governanti ad investire sulla ricerca, sulla tecnologia, sull’istruzione, sulla formazione di lavoratori specializzati per  aumentare la nostra competitività e creare nuovi posti di lavoro. In unasituazione del genere, in cui regna l’incertezza, il lavoro da diritto si è di fatto trasformato in privilegio e di conseguenza, diventa un privilegio poter accendere un mutuo per comprare una casa, diventa un privilegio avere i soldi per formare una famiglia, diventa un privilegio mandare i propri figli all’università, diventa un privilegio arrivare “a fine mese” con qualche soldo in tasca…… Con tali premesse come può ogni cittadino compiere il dovere “di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”?

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